27 maggio 2012

GAVINO CONTENE, Poeta Sardo.

I GRANDI POETI DIALETTALI ITALIANI

GAVINO CONTENE (1
Brevi note della sua vita
Fu uno dei più grandi poeti improvvisatori della Sardegna. Nacque a SILIGO (SS) il 12 dicembre 1855 in una modesta casa situata nella zona più alta del paese, chiamata “sa niera”. Terminata la terza elementare, aiutò il padre nei lavori campestri, fu pastorello a Ploaghe e poi servo presso i ricchi di Siligo. Formò il suo bagaglio culturale grazie alla sua passione per le letture storiche, poetiche, classiche e teologiche. Nel 1875 si arruolò nel Corpo delle Guardie Regie. Ammesso presso la Corte Reale, rivelò il suo talento poetico con un brindisi augurale in lingua sarda che lesse in occasione del compleanno di Vittorio Emanuele II. Giudicato il migliore fra i tanti concorrenti, si meritò un premio: una pensione vitalizia. Passò fra gli Agenti di Custodia fino a quando la malattia non lo costrinse nel 1890 a rientrare a Siligo. Da allora si dedicò esclusivamente alla poesia contribuendo alla diffusione della gara poetica, di cui egli divide la paternità con Cubeddu, Pirastru e gli altri estomporanei. Cantò per più di 20 anni e la sua presenza sul palco era garanzia di attrazione grazie alla sua fervida intelligenza ed alla sua spiccata personalità. Dopo la sua morte i suoi “estimatori” lo chiamarono: artista, “de poetas su mastru”, “zigante”, “altu monte”. Ancora oggi, in ogni gara poetica viene esaltata la figura di questo grande poeta. Purtroppo le case editrici più importanti preferiscono “innaffiare di gloria” poetungoli servi delle stesse o dei “baroni delle università”per motivi economici o di casta                        
 1) Gavino Luciano Contini, per altri biografi.     
Calogero Di Giuseppe

ALCUNI DEI SUOI VERSI:

" Accollu inoghe a Contene Gavinu,/
su cavaglieri de s’ottava rima, /
su chi hat tentu fama e istima.
Tantu in Roma comente in Torinu./
Como chi che so deo in su caminu,/
scherzo ‘ider chie s’arrendet prima./
Ca si mi ponzo deo a bentulare,
/mih! Chi ‘entulo fogu, terra e mare…/
............*............
Mamma m’hat addobbadu a punzu a cuccuru, /
bogadu mi ch’at sa matta in s’imbiligu/
Si no m’aggantzas a diligu a diligu/
Dae me no nde ‘ogas meda lùcuru./
Ca stanotte Gavinu de Siligu /
Tottu bos ponet a unu  murùtturu /
E si mi do a sa ‘idea mala, /
fatto istocchende e ponzend’a un’ala. /
............*..........
so ch’idides passende in su caminu,/
sos ch’intoppades, mannos e minores, /
artigianos, massajos e pastores, /
istranzos de lontanu o de vicinu /
sunu contende ottavas de Gavinu,/
imitende su tonu e s’autore./
E…finas murmùrios de sos rios /
S tottu murmuttende versos mios."/
......*......

23 maggio 2012

CARLO PORTA

I GRANDI POETI DIALETTALI

CARLO PORTA
“LA DISCUSSIONE” continua a presentare ai propri lettori, dopo Ignazio Buttitta e Trilussa i grandi Poeti dialettali italiani. La redazione vuole soltanto sollecitare alla ricerca...  per far conoscere, lasciando al lettore il piacere della “scoperta” della bellezza del dialetto di qualunque Regione, Provincia o paesino che esso sia. Carlo Porta era un poeta Milanese originale e popolarissimo per cui il suo monumento bronzeo di Ivo Soli è stato collocato sull’erba della piazzetta del Verzee in Milano. Carlo Porta (Milano, 15 giugno 1775Milano, 5 gennaio 1821) è stato un poeta italiano, nato nel Ducato di Milano. È considerato il maggior poeta in milanese, varietà della lingua lombarda occidentale. Annoverato tra le così dette "quattro coroncine"[senza fonte], con Giovanni Meli, Carlo Goldoni, Giuseppe Gioachino Belli (da affiancare alle "tre corone" di Dante, Petrarca e Boccaccio), Carlo Porta era figlio di Giuseppe e Violante Gottieri, studiò dai Barnabiti a Monza e nel loro Collegio estivo di Muggiò (Edificio scomparso nel 1890 per lasciare posto alla Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo) fino al 1792 e poi al Seminario di Milano. Nel 1796 l'arrivo dei Francesi fece perdere il posto al padre e per Carlo venne trovato un lavoro a Venezia, dove abitava un fratello e dove restò fino al 1799. Dal 1804 alla morte, il Porta ebbe un lavoro di impiegato statale che mantenne sotto i Francesi e sotto gli Austriaci. Nel 1806 sposò Vincenza Prevosti. Stendhal lo conobbe insieme agli altri letterati milanesi del tempo e, in Roma, Napoli, Firenze, loda infinitamente le sue poesie e cita i suoi versi, pur lamentando che nessuno li capisca a dieci miglia da Milano. Statua di Carlo Porta, al Verzee di Milano (Ivo Soli, bronzo, 1966).  (Dal web wikipedia)
El cavadent
Ma saal, sur rima in lella, che a dì pocch
el meritta da vess casciaa in galera?
Asen fottuu, ch'el vaga strappà i sciocch
e minga a strappà i dent in sta manera.
Per cavamm on dent guast, tramm tutta in tocch
la gengiva e on bon quart de restelléra?
Ah sur Lella! ona porca de tarocch
pesc de lu no la gh'è propri davvera.
Soo che parland di strappadent in massa
se diseva ona voeulta che costor
o che strappen el dent o la ganassa;
ma lu, sur Lella, per no avegh la flemma
de fà vuna di dò come fan lor,
el strappa la ganassa e i dent insemma.
TRADUZIONE
Il cavadenti
Ma lo sa, signor rima in lella, che a dir poco
merita di essere cacciato in galera?
Asino fottuto, che vada a strappare i ciocchi
e mica a strappare i denti in questa maniera.
Per cavarmi un dente guasto, ridurmi tutta in pezzi
la gengiva e un buon quarto di rastrelliera?
Ah signor Lella! Un porcaccione
peggio di lei non c'è proprio davvero.
So che parlando degli strappadenti in massa
si diceva una volta che costoro
o che strappano il dente o la ganascia;
ma lei, signor Lella, per non aver la flemma
di fare una delle due (cose) come fan loro,
strappa la ganascia e i denti insieme.
Sont nassuu...
Sont nassuu sott à Sant Bartolamee
in del milla e sett cent settantases
al mezz dì del dì quindes de quel mes
ch'el sô el riva a quel pont ch'el volta indree.
Per quell che soo da Isepp el carrocee
ch'el gh'avarà i so settant'agn bon pes
soo che finna al messee de mè messee
l'eva anch lù come mì bon milanes.
Per fagh a on besogn toccà con man
che no poss...
Sono nato...
Sono nato sotto San Bartolomeo
nel mille e settecento settantasei
a mezzogiorno del giorno quindici di quel mese
in cui il sole arriva al punto che torna indietro.
Per quello che so da Giuseppe il cocchiere
che avrà i suoi settant'anni abbondanti
so che fino al nonno di mio nonno
era anche lui come me buon milanese.
Per fargli al bisogno toccare con mano
che non poss...

18 maggio 2012

ALFONSO LUPO E SALVATORE CALA'

Alfonso Lupo e Salvatore Calà

  

MUSSOMELESI IN FESTA A TORINO

TERRA MANFRIDAE FESTEGGIA IL X° ANNO DI ATTIVITA’
Sabato 19 Maggio 2012, alle ore 18,00 presso l’ITIS “G.B. Pininfarina”
di Moncalieri, Via Ponchielli n.16, 
In occasione del decimo anniversario della nascita dell’Associazione, si svolgerà l’incontro culturale così strutturato: Storia dell’Associazione,
(Alfonso Lupo e Franco Costanzo)
Intervista al Sindaco di Mussomeli Salvatore Calà
(Gianni Firera - Vicepresidente orriereinformazione)
Ai partecipanti verrà offerto l’aperitivo.
Subito dopo si svolgerà la cena, presso lo stesso istituto scolastico, con ballo ed intrattenimento musicale in compagnia di Rosario Pane.
Coloro i quali intendessero prendere parte alla cena sono invitati a comunicare la propria adesione, precisando il numero dei partecipanti, alla vice presidente organizzatrice sig.ra Enza Randazzo
tel. 011 – 2200008, entro e non oltre lunedì 14 maggio 2012.
...............*...............
“LA DISCUSSIONE” Ringrazia l’Associazione TERRA MANFRIDAE
per essere stata vicina ai mussomelesi
sparsi per il mondo, tanto quanto le Autorità  pubbliche che se se sono occupate in particolare lo staff e il
Presidente - Alfonso Lupo
Sarà presente il sindaco di Mussomeli Salvatore Calà
....................*....................
Costo della cena:
Soci: 15 euro (quota ridotta, in funzione del contributo messo a disposizione dall’Associazione).
Non soci: 25 euro.
La S.V. è gentilmente invitata.
Considerata l’eccezionalità dell’evento nonché la presenza del Sindaco,
potrà estendere l’invito a parenti, amici, paesani e conoscenti.
Grazie per l’attenzione.

17 maggio 2012

L'Orgoglio

L’orgoglio
Se i geni inventano le armi
Se gli strateghi fanno le guerre
Se gli scienziati producono torture e morte
Se i filosofi gli danno ragione
L’orgoglio d’essere un cretino mi fa Onore.
                                                   Calogero Di Giuseppe
Da nuovissimi pensieri 15 Maggio 2012

11 maggio 2012

IL MARCHIO E IL MARCHIATO

FERMATEVI E MEDITATE...


                                                                                                                                   L'ANARCHICO F.A.I.  RIVENDICA“L’AZZOPPAMENTO”.  
È stato il Nucleo Anarchico OLGA a sparare all’ingegner Adinolfi.

Con una lettera al CORRIERE DELLA SERA, pubblicata oggi, finalmente gli autori “dell’azzoppamento” A GENOVA dell’ingegner Roberto Adinolfi si sono presentati con un loro “Proclama giustificativo” in una serie di chiarimenti e motivazioni che chi soffre, per ingiustizie e fame, NON potrà dargli torto. Come negare che molti scienziati son al servizio delle guerre. Quindi finanzieri e ladri e truffatori di ogni risma? Come negare che sono al servizio di coloro che hanno distrutto la maggior parte degli Stati europei e non portandoli alla fame? Ma aver ragione non significa che si è autorizzati ad uccidere. Tutte le guerre, presenti passate e future, sono state volute e animate da persone senza scrupoli. Senza alcuna dignità. Perciò all’anarchico Nucleo OLGA, F.A.I. (Federazione Anarchica Informale) diciamo: avete fatto bene a non uccidere. FERMATEVI: Ricordatevi del disastro sociale causato dalle “Brigate Rosse” per l’assassinio di ALDO MORO e gli innocenti della Sua scorta. Non è stato agevolato nessun anarchico e nessun poveraccio: Moro difendeva i deboli. Io l’ho conosciuto. Meditate. Meditate. ALDO MORO Il 9 Maggio 1978 è stato assassinato uno dei più grandi statisti dell'ultimo dopo guerra. Uno di quei uomini  politici che hanno ricostruito l’Italia con la Costituzione e con le Opere fatte. I danni  morali, politici, sociali, economi e le disgregazioni esistenziali della “guerra civile”causati dagli assassini robot delle Brigate Rosse, guidati da MANO OSCURA ancora oggi sono insanabili. Molti nani politicanti, e malavitosi di tutte le risme, hanno portato l’Italia da “quinta potenza mondiale” al Paese più corrotto del mondo e quasi fuori dall’Europa. Da allora ogni anno, in questa data il dolore delle persone di buon senso si rinnova. Speriamo che almeno oggi qualche giovane vada a rileggersi tutto il calvario di Aldo Moro. Ma chi di loro amava i deboli più di Moro?
                                                    Calogero Di Giuseppe 11 Maggio 2012

9 maggio 2012

IL GRANDISSIMO SCRITTORE Leonardo Sciascia

I G R A N D I U O M I N I

LEONARDO SCIASCIA
Essendo delle  personalità famosissime alla redazione di “LA DISCUSSIONE” piace ricordare i GRANDI personaggi  con dati essenziali. L’approfondimento, gli interessati possono trovarlo con molta facilità sul web: basta scrivere su Google SALVATORE SCIASCIA  e cliccare su cerca.  Sciascia nasce a Racalmuto l’8 gennaio 1921 da Genoveffa Martorelli, casalinga, e da Pasquale, impiegato nelle zolfare. Viene allevato da due zie, di cui una maestra. Tra l’odore dello zolfo impara a odiare il Fascismo... e naturalmente Mussolini che chiama muso di porco. Cioè “mussu di puarcu”, come lo chiamava Totina la cameriera. Frequenta le scuole elementari a Racalmuto. Abbandonata l’idea di diventare sarto riprende gli studi ed incomincia a leggere tutti i libri di cui viene in possesso. Nel 1935 la famiglia si trasferisce a Caltanissetta e Leonardo si iscrive all’Istituto Magistrale “IX maggio” dove conosce il poeta Luca Pignato e Vann’Antò e soprattutto Vitaliano Brancati, che gli aprono nuovi spazi letterari. Il prof. Giuseppe Granata gli schiude le porte del mondo letterario d’oltre oceano facendogli quindi conoscere la verità sulla guerra di Spagna.
A Sciascia Caltanissetta gli sembra “una piccola Atene” per cui inciderà profondamente, in positivo, sulla sua formazione. Dal 1941 al 1948 lavora a Racalmuto all’UCSEA, ufficio per l’ammasso obbligatorio del grano, dell’orzo e dell’olio; qui impara a conoscere il mondo contadino. Nel 1943 conosce Maria Andronico, che sposerà nel 1944 a seguito di una fuitina. Cioè come si usa fare andarono a convivere per poi sposarsi. Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989 e le sue spoglie mortali riposano a Racalmuto.
Sulla sua tomba fece scrivere: “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta.” 8 Maggio 2012                   
                                                                                  Calogero Di Giuseppe

4 maggio 2012

OMAGGIO A CATERINA

I POETI DELL'ARIETE AL CENACOLO S. EUSTORGIO

LA GRANDE CATERINA

Ricordare una Poetessa amica... con la quale ci si è cimentati con altri Poeti o operatori culturali sparsi qua e là per la città di Milano e provincia non è facile. Almeno non lo è tanto quanto si parla di altri fenomeni poetici che brillano nel firmamento poetico. Per curiosità ho fatto degli asterischi su una cartina topografia delle varie “sedi culturali” nella città di Milano organizzati da I Poeti dell’Ariete ove abbiamo letto i nostri testi poetici. Mi è apparsa nel celeste della cartina una piacevole costellazione di ricordi e di emozioni... molto diversa dalle altre realtà culturali. Eppure ovunque io vada mi sento amato dagli altri poeti. Forse non solo per qualche mio testo poetico... ma anche perché polemizzo spesso con altri poeti poco umili e sprezzanti con altri meno fortunati che per varie ragioni sono meno conosciuti. Ebbene Caterina Parisi Mehr è stata la “spina dorsale” de I POETI DELL’ARIETE e lo è ancora: lo hanno dimostrato i molti amici e conoscenti intervenuti giovedì 3 maggio nella sede del CENACOLO S. EUSTORGIO (Libreria Esoterica Galleria Unione n.1, Milano) Come ogni anno si sono esibiti ed hanno ricordato la Nostra amica-collega la “grande Caterina” con commozione e tanto rispetto. Spesso ricordo a me stesso, e agli amici, che le Poesie è meglio leggerle che ascoltarle. Ma qualche volta succede di capirne immediatamente il contenuto, o almeno si crede, e si “scarabocchia d’istinto” qualche verso... come è successo a me dopo aver ascoltato LA SECOLARE SEQUOIA della nostra Caterina. In pochi versi ha descritto la storia dell’umanità e del “Tutto” ha preferendo i miti, cioè i vinti, da vera poetessa. In modo tutto mio, in pochissimi versi, partendo dal “nulla”, cioè da me, succhiando le radici del “Tutto” mi sono arrampicato col sentiero della vita sino ad arrivare in cima: la Morte per cercare chi ci ha creato. Qui sotto i due testi descritti sopra. Poi  altre poesie di Caterina Parisi Mehr.  Calogero Di Giuseppe
.....*.....
SECOLARE SEQUOIA (1

Potessi arrampicarmi
su una sequoia gigante
e restare appesa
lassù
a osservare
lo scorrere dei secoli
e delle genti
e della storia.
Attendere la nemesi
e poi vagare
nella polvere dei miti
a contemplare i fiori
sbocciati
nelle piaghe risanate
dei vinti.
.....*.....
Caterina Parisi Mehr

1) Da AMANDA, Blu di Prussia Editrice
.....*.....

LA SEQUOIA (1)

Appena nato
ho succhiato le radici.

Mi sono arrampicato
da bambino.

Sono giunto in cima
vecchio.

Ora tra le nubi

cerco Dio.
Calogero Di Giuseppe

Milano, 10 1998.
1) Scritta e letta in un contro tra poeti
presso l'editrice LASER in Milano
ispirata durante la lettura della poetessa
Caterina Parisi il 7 10 1998.
:::::::::::
Frammenti Frammenti di frammenti
di polvere cosmica
siamo
ingigantiti
dal mistero della vita
 ---------------
 Identità
Chi sono ?
Sono un poeta
che piange
e dell’inutile pianto
sorride.
-----------------
Poesia

Polvere d’universo
parole soffiate
su ali di pappo
intorno
a una cellula viva
sfuggita all’effimero
inesorabile
umano
perdersi nel nulla.
-----------------
Carpe diem

Stanotte non dirmi
parole d’amore
promesse inghiottite
da incerto domani.
Fusi nell’uno
della perfezione oltre la soglia
del Thanatos voliamo
soli nell’assoluto
ad eternare l’atto
che di memoria
riempirà il futuro
.................................................
Kronos

Non strisciarmi alle spalle
VECCHIO malefico e insidioso
Vieni di fronte
E guardami negli occhi.
Vedi? Nulla nascondo,
né i profondi solchi
che m’hai scavato in volto,
né la candida chioma
vessillo dell’età.
Siediti, dunque, deponi
la falce e la clessidra,
da amici giochiamo la partita
a carte alterne
finché ne avrò qualcuna
e quando l’ULTIMA
vedrò davanti a me sul banco
senza rancore
ti porgerò il braccio
e stretti come amanti
ci eclisseremo insieme.
-----------------------------------
La fenice

Nera una notte senza stelle
arrivò
scatenando la tempesta.
Feroci piombarono le arpie
avide di pupille
per spegnere l’attesa dell’aurora.
Incertezza del nostro futuro
nel breve cammino sul ponte,
la certezza è del volo infinito.
Misteriosa fu al primo risveglio
la pallida luce dell’alba.
Fu svelata al trionfo del sole.
Vibra l’aria nell’inno alla vita
sinfonia delle note d’amore
modulate dagli angeli umani.
Piovono tutt’intorno
semi di melograno.
Caterina Parisi Mehr

Da Poesie e altri scritti (I poeti dell'Ariete, 2008)

2 maggio 2012

RITA VIIRGILLITO

Un meritato relax

L' U O M O S I S T A P E R D E N D O

L’UOMO SI STA PERDENDO
di
RITA VIRGILLITO

Spesso mi sono chiesto chi sono... e continuo a chiedermelo perché in questa mia curiosità c’è anche quella di tutta l’umanità: cioè il “mistero della vita”. Cessato il turbine di congetture il cervello umano si placa e trova riposo nell’unica soluzione possibile: cioè la rinuncia a capire chi siamo e perché ci siamo. Passeggiando per Pioltello qualche lustro fa trovavo lettere, poesie o bigliettini sui muri, o sui pali o sui vetri dei negozi, scritti da Rita Virgillito. Qualche anno dopo... una mia amica incontrandomi mi ha detto: “Una signora mi ha chiesto di conoscerti... vuoi incontrarla?le piace “scrivere”.- Va bene... dille di sì. Dopo qualche settimana l’ho conosciuta e nel tempo le ho fatto conoscere gli ambienti culturali che frequentavo e che io frequento ancora. Gradatamente si è rivelata per quello che è: un’ottima persona, qualità necessaria per essere poetessa o scrittrice o amante di tutte le arti. Per quello che mi riguarda è umanamente inutile scrivere un’ottima Poesia per poi comportassi da mascalzoni, maleducati o altro ancora. La coerenza con quello che si scrive e si dice ci deve essere... altrimenti si diventa pagliacci. Se non delinquenti. Quando si scrive col cuore, anche se non perfettamente in metrica, ha più valore di quello che si scrive col cervello mentendo. Oltre che una poetessa-scrittrice io vi presento un’amica con nobili sentimenti... e non è cosa da poco... in questa baraonda umana.
Il suo libro, L’UOMO SI STA PERDENDO, contiene una mia nota che, per introdurre l’ottima opera della Virgillito, descrive il contesto storico in cui si svolge il “racconto” quasi autobiografico.
Ai lettori di “LA DISCUSSIONE” consiglio di leggerlo.
Calogero Di Giuseppe
.....*.....

VERSO LAMPEDUSA

V E R S O L A M P E D U S A

Calogero Di Giuseppe

Donare se stessi ... è questo che dovrebbero fare tutti i Poeti.

Soprattutto amare tutto e tutti. Non bisogna essere per forza santi... ma essere coerenti con la sensibilità della “espressione dell’anima”, chiamata Poesia.

Non si può essere poeti e infischiarsene del prossimo.

Migliaia di disperati scappano verso il mare per la Libertà e la trovano nei fondali del mare...

o prima ancora nell’arsura dei deserti.

Questo mi suggerisce la poesia della sensibile amica

Luisa Colnaghi.
..............
Arrivati alla spiaggia
lacerati nel corpo
con l'animo vuoto
sono sfuggiti alla tempesta
la lingua straniera
tradita nel ricordo
… fame, freddo
del tempo coloniale
scaldati al fuoco di Dio
dividiamo il nostro pane
Sanfrancesco ha donato
veste e mantello
ha parlato al lupo
.....
27 maggio 2011Luisa Colnaghi

L'ITALIA S'E' DESTA



L’ITALIA SE DESTA





DAL 13 Giugno scorso il “Tricolore” della nostra Bandiera è più pulito. Splende di più. Si è liberato dal grigiore in cui l’avevano infangato alcuni cittadini italiani. I veri italiani non sono un popolo di ladri o puttanieri. È naturale che in una nazione vi siano delle minoranze di farabutti e degli avanzi di galera che, spesso, sopprimono i bisogni dei cittadini esemplari.



ORA L’ITALIA S’È DESTA ...



lo dimostrano gli ultimi tre eventi elettorali democratici. Finalmente l’Italia ha riscattato il proprio onore con un Nuovissimo Risorgimento Italiano". La spazzatura è ancora al potere: diamoci da fare con una scopa nuova.



Vigiliamo e non fidiamoci di nessuno.



Calogero





AUTORI OSPITI

Pioltello, Via George Bizet, Musicista

I GRANDI UOMINI

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PEPPINO IMPASTATO

Giuseppe Impastato è uno dei grandi eroi sacrificatosi per la dignità della Sicilia e per riscattare la dignità di ogni uomo degno di tale nome. Ha lottato contro la mafia di cui “il padre ne era componente”. La verde città di Pioltello gli ha dedicato uno dei suoi grandi giardini pubblici per bambini, in via George Bizet proprio davanti ai plessi delle scuole elementari e medie. Nel cippo che lo ricorda si può leggere una delle sue poesie sottoscritta.

Lunga è la notte

e senza tempo.

Il cielo gonfio di pioggia

non consente agli occhi

di vedere le stelle.

Non sarà il gelido vento

a riportare la luce

né il canto del gallo,

né il pianto di un bimbo.

Troppo lunga è la notte

senza tempo

infinita.

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Ai prepotenti d’Italia, “Poetica Onestà” ricorda che sono ad un passo dalla morte: fisica e morale.

Neanche i vermi potranno sopportare la loro anima puzzolente.

Calogero