MUSICA e TEATRO


LE BELLE ARTI
Abbiamo voluto accomunare Musica e Teatro perché spesso  tra loro c'è un
connubio così efficace da rendere molto gradevoli le opere in esecuzione.
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LUIGI PIRANDELLO A MILANO
Ecco la LOCANDINA
Piccolo Teatro Grassi
dal 4 febbraio al 24 marzo 2016
Questa sera si recita a soggetto
di Luigi Pirandello
adattamento drammaturgico 
Sandro Lombardi e Federico Tiezzi
regia Federico Tiezzi scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca luci Gianni Pollini
trucco e acconciature Aldo Signoretti
immagini video Fabio Bettonica
con (in ordine di apparizione) Luigi Lo
Cascio, Valentina Cardinali, Elisa Fedrizzi,
Francesco Colella, Francesca Ciocchetti,
Sandra Toffolatti, Massimo Verdastro,
Petra Valentini, Nicola Ciaffoni, Gil Giuliani,
David Meden, Marouane Zotti, Elena Ghiaurov,
Ruggero Franceschini, Alessio Genchi
produzione Piccolo Teatro di Milano –
                 Teatro d’Europa.
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"LA DISCUSSIONE" consiglia di visitare il blog
Musica sacra
Lirica-sinfonica ecc.
GRUPPO VOCALE ALAMIRE (Pioltello -Mi-)
E' MORTO CLAUDIO ABBADO: LA BACCHETTA MAGICA
80 anni tra note,  strumenti e un paradiso di suoni.
ADDIO AD ABBADO, UNA VITA PER I GIOVANI MUSICISTI, CUORE E MENTE PER LA MUSICA. Claudio Abbado resta tra i più illustri direttori d’orchestra di tutto il mondo. Un vanto per l’Italia ed un grandissimo onore per chiunque ha collaborato con Lui. Addio Maestro… sei e resterai immortale. E' morto a Bologna ieri 20 Gennaio 2014. La Scala gli dedicherà un Concerto.

Calogero.
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SEVERINO GAZZELLONI
FLAUTO
 Il flauto magico.
Severino Gazzelloni è stato uno dei primi pionieri della riscoperta moderna in Italia del flauto, strumento che, grazie alla straordinaria figura dell'artista, ha iniziato gradualmente ad ottenere larga e condivisa considerazione in virtù delle sue peculiari caratteristiche di agilità, bellezza del suono e larghe possibilità d'uso nell'impiego solistico, particolare quest'ultimo che Gazzelloni considerava fermamente e in modo duraturo nel tempo. Gazzelloni nacque a Roccasecca, in una modesta famiglia in provincia di Frosinone. Figlio di un sarto, Giuseppe, che suonava l'ottavino nella banda del posto, il piccolo Gazzellone (Severino modificò in seguito il cognome paterno), già a sette anni faceva parte della stessa come flautista. In seguito suonò in diverse bande di svariati luoghi e iniziò gli studi alla Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma nell'anno 1934, diplomandosi nel 1942 sotto la guida di A. Tassinari. Durante la guerra cominciò la carriera musicale esibendosi nell'orchestra ritmo-sinfonica di A. Semprini e presso il teatro Odescalchi nella compagnia di avanspettacolo di E. Macario. Nel 1944 entrò nell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma (allora Orchestra di Radio Roma, diretta da F. Previtali), di cui divenne in seguito primo flauto e con la quale collaborò per un trentennio. La sua carriera come solista iniziò ufficialmente nel 1945 con un'avventurosa tournée a Belgrado, ma in Italia debuttò nel 1947, al Teatro Eliseo di Roma, in un recital con l'arpista A. Soriani. Tramite Maderna Gazzelloni si avvicinò, qualche anno più tardi, alla Neue Musik. Dal 1952 Gazzelloni partecipò agli Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, insegnandovi ininterrottamente il flauto dal 1956 al 1966. In quegli anni strinse rapporti professionali con i maggiori esponenti della nuova avanguardia come P. Boulez, K. Stockhausen, L. Nono, F. Donatoni, O. Messiaen, J. Cage, L. Berio e S. Bussotti. Grazie alla vastità del repertorio, che spaziava dalla musica classica a quella leggera e popolare, e all'abilità unanimemente riconosciuta, Severino Gazzelloni arrivò presto ad avere una grandissima fama, sempre accompagnata da un attaccamento alla propria terra, contribuendo ad una vasta diffusione dello strumento sul territorio italiano. Per la sua bravura e personalità esecutiva fu attribuito a Gazzelloni il soprannome di flauto d'oro, flauto che effettivamente egli usava per esibirsi, circondato alla base da una piccola vera di diamanti, costruito a mano esclusivamente per lui da un artigiano tedesco. Nel 1969 fondò un trio con Guido Agosti ed Enrico Mainardi. Nel 1976 tenne una serie di concerti in Italia, alternando brani classici, in duo con il pianista Bruno Canino, a interventi jazzistici con Enrico Intra, pianoforte, Giancarlo Barigozzi, sassofono, Sergio Farina, chitarra, Pino Presti, basso elettrico, Tullio De Piscopo, batteria. La sequenza per flauto solo di Luciano Berio gli fu dedicata dal compositore imperiese. La sua ultima esibizione venne organizzata per la realizzazione del film di immagine della sartoria Brioni a Palazzo Taverna a Roma, nel 1992. Morirà pochi mesi dopo a Cassino. Gazzelloni fu anche un famoso maestro di flauto. Il musicista jazz Eric Dolphy, che gli dedicò un pezzo nel suo capolavoro Out to lunch, e la flautista classica Abbie de Quant sono tra i suoi allevi più famosi. Appare, inoltre, in un breve cameo nel ruolo di sé stesso, nel film "FF.SS."  Il suo flauto appartiene oggi alla flautista Elena Cecconi.
Tratto da wikipedia
VINCENZO BELLINI
MARIA CALLAS canta CASTA DIVA, dalla NORMA DI  BELLINI
da  
Clicca sotto per sentire.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=87UNRFNpWH8
da youtube 
Pubblicato in data 18/mar/2012           
Maria Anna Sophia Cecilia Kalogheròpoulos, nota al pubblico di tutto il mondo con il nome Maria Callas (New York, 2 dicembre 1923 Parigi, 16 settembre 1977), è stata un soprano greco, la più celebre cantante lirica del XX secolo.
Di famiglia greca, statunitense di nascita, divenne cittadina italiana dal 1949 grazie al matrimonio con l'industriale veronese Giovanni Battista Meneghini, e naturalizzata cittadina greca nel 1966.
Con le sue interpretazioni, la Callas contribuì alla riscoperta del repertorio italiano della prima metà dell'Ottocento, in particolare Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, di cui seppe dare una lettura personale, in chiave tragica e drammatica, anziché puramente elegiaca. Tra i suoi cavalli di battaglia vi furono Norma, I puritani e La sonnambula di Bellini e Lucia di Lammermoor di Donizetti, Traviata di Verdi, Gioconda di Ponchielli e Tosca di Puccini.
Si dedicò inoltre con successo alla riscoperta di titoli usciti di repertorio quali Armida e Il Turco in Italia di Rossini, Il pirata di Bellini, Anna Bolena di Donizetti, Alceste e Ifigenia in Tauride di Gluck e La Vestale di Gaspare Spontini, sia pure senza rigore filologico, com'era nella prassi dell'epoca, ossia tagliando e talvolta ritoccando le linee vocali. Un ruolo indissolubilmente legato al suo nome è quello di Medea di Luigi Cherubini.
Casta Diva è il cantabile della cavatina della protagonista nella Norma di Vincenzo Bellini.
È la pagina più celebre composta da Bellini. Il compositore francese Fromental Halévy dichiarò che avrebbe barattato tutta la sua musica per quest'aria.[1]
Si colloca nel numero 4 dello spartito, la "scena e cavatina" di Norma, dove costituisce la sezione cantabile, dopo il recitativo "Sediziose voci" e prima del tempo di mezzo "Fine al rito; e il sacro bosco" e della cabaletta "Ah! bello a me ritorna".
VINCENZO BELLINI
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Compositore italiano (Catania 1801-Puteaux, Parigi, 1835). Compì i primi studi musicali con il nonno Vincenzo Tobia; nel 1819 entrò nel collegio di musica di Napoli, dove fu allievo di G. Tritto e, dal 1823, di N. Zingarelli. Le sue prime affermazioni, ottenute con le opere Adelson e Salvini (1825) e Bianca e Fernando (1826), commissionata dal teatro San Carlo di Napoli, attirarono l'attenzione del Barbaja, che gli ordinò un lavoro per il Teatro alla Scala: nacque così Il Pirata (1827), momento decisivo nella carriera del musicista, la cui fama cominciava a diffondersi in Italia e all'estero. Il libretto, dovuto a F. Romani, segnò l'inizio di una collaborazione cui Bellini tenne molto, avvertendo soprattutto nella qualità del verso del famoso librettista uno stimolo particolarmente congeniale alla sua ispirazione. Da tale collaborazione nacquero le opere La Straniera (Milano, 1829), Zaira (Parma, 1829), I Capuleti e i Montecchi (Venezia, 1830), La Sonnambula (Milano, 1831), Norma (Milano, 1831) e Beatrice di Tenda (Venezia, 1833). L'insuccesso di quest'ultima e contrasti sorti durante la sua preparazione determinarono la rottura con Romani; il librettista dell'opera seguente, I Puritani (Parigi, 1835), fu C. Pepoli. Nel settembre 1835 il compositore morì, in circostanze non del tutto chiarite, in seguito a una grave malattia intestinale. Nella situazione musicale italiana, dominata dalla figura di Rossini, Bellini si affermò con un accento nuovo e decisamente personale. Il suo interesse si accentrò sull'aspetto puramente vocale dell'opera: sebbene non manchino momenti strumentali geniali, l'orchestra ha infatti in lui minore importanza che in Rossini e così pure la caratterizzazione ritmica del discorso. La melodia belliniana rappresenta l'ultima, personalissima incarnazione del “bel canto”, rivissuto non nei suoi aspetti più virtuosistici ma in una romantica trasfigurazione che aderisce ai suoi caratteri più profondamente espressivi. La vocalità di Bellini si espresse nuova e originale nel suo stretto rapporto con il testo poetico, nel fare assorto, nel meditativo lirismo intriso di malinconia, nel procedere liberissimo che, evitando ogni facile simmetria tradizionale, si svolge e conclude in modo privo di ogni prevedibile convenzionalità e rispondente a un'intensa necessità interiore. Per tali caratteri parte della critica ha riconosciuto nel compositore soltanto l'ispirazione del lirico puro, ma non ha tenuto conto dell'attenzione alla continuità drammatica, che è parte essenziale della sua poetica e implica una visione del melodramma che va situata storicamente al di là degli assimilati presupposti rossiniani e prima della concezione di Verdi. L'estrema cura dei recitativi, spesso di straordinaria bellezza, il modo in cui si innestano nell'aria evitando schematiche soluzioni di continuità, la libera strutturazione delle diverse parti dell'opera tendono a un ideale di “tragedia lirica” che trovò in Norma la più compiuta realizzazione. A simile continuità drammatica Bellini giunse però senza rinnegare la tradizione belcantistica, rinnovandola invece dall'interno; ed è questo forse l'aspetto che meglio caratterizza la sua posizione storica. L'impronta personalissima del musicista si ravvisa già nelle prime due opere, dove non mancano pagine altissime (da Adelson e Salvini fu ripresa l'aria “Oh quante volte” de I Capuleti e i Montecchi). Con Il Pirata egli attinse a risultati di notevole organicità, che vanno al di là dei pregi e dell'interesse della pagina singola; e analoga considerazione vale, a maggior ragione, per La Straniera, più vicina dell'opera precedente a quella continuità e coerenza drammatica che trovò anche ne I Capuleti e i Montecchi una precisa delineazione, nonostante il valore diseguale di molte pagine. Seguirono i capolavori. In La Sonnambula l'ispirazione belliniana si espanse liberamente nei suoi aspetti più lirici ed elegiaci; all'idillio rivissuto come contemplazione e malinconica rievocazione di un mondo perduto seguì poi la compiuta incarnazione tragica di Norma; infine, dopo la discussa parentesi della Beatrice di Tenda (opera pur ricca di pagine altissime, ma non paragonabile ai lavori contemporanei), I Puritani, in cui si avverte la mancanza della collaborazione del Romani. Ma la cura dedicata a rifinire l'orchestrazione e l'individuazione dell'ambiente cavalleresco hanno fatto pensare alla possibilità di un'evoluzione e di un ulteriore arricchimento nell'ispirazione del musicista, prematuramente stroncato dalla morte.
Bibliografia
A. Della Corte, G. Pannain, Vincenzo Bellini, Torino, 1935; L. Cambi, A. Della Corte, G. Gavazzeni, Vincenzo Bellini, a cura di I. Pizzetti, Milano, 1936; F. Pastura, Bellini secondo la storia, Parma, 1959; G. Tintori, Bellini, Milano, 1983.

T  E  A  T  R  O 

E' MORTO NANDO GAZZOLO 

Un grandissimo del teatro e della televisione.

16 novembre 2015 E' morto oggi, all'età di 87 anni, Nando Gazzolo, un protagonista dello spettacolo italiano, noto al grande pubblico per la sua inconfondibile voce, gli spettacoli teatrali e gli sceneggiati della tv. Lo annuncia la famiglia. Era ricoverato da una settimana in una clinica di Nepi (Viterbo). Gazzolo era ricoverato - spiega la famiglia - per il complessivo aggravarsi delle condizioni in seguito anche a una frattura del femore di cinque anni fa. I funerali verranno celebrati nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma, giovedì alle 15. Nel giorno del funerale la mattina sarà aperta la camera ardente, per un ultimo saluto, nella casa di cura di Nepi. Era nato a Savona il 16 ottobre del 1928, e la sua era una famiglia d'arte, visto che il padre era un attore e doppiatore, la madre Aida Ottaviani annunciatrice radiofonica, e attore era anche il fratello Virginio. Attore di teatro, da 'Antonio e Cleopatra' ad 'Amleto' a Goldoni, doppiatore di Marlon Brando, Laurence Olivier e Frank Sinatra, Nando Gazzolo è stato tra i protagonisti di 'Carosello' e di celebri sceneggiati come 'Capitan Fracassa' o la serie 'Sherlock Holmes'. Tra le sue ultime interpretazioni in tv, la fiction 'Valeria medico legale'.  - See more at: 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Teatro-Gazzolo-televisione-Scenegiati-08d20a04-d3b3-4f1e-901e-0bdcd3c49c67.html

   Spunto per una commedia
 Pioltello, 8 Gennaio- 21 Gennaio 1993.
U   N   A    D   O   N   N   A
di Calogero Di Giuseppe
(Una notte di Luglio)
Spunto per una Commedia.
 Personaggi:
Letizia
Il Serpe
L'Angelo
Rosy
Zanzara (Totò)
Merlo (Carmelo)
Stecchino
Ulisse
 La presente bozza è stata scritta tra l'otto Gennaio e il 21 Gennaio 1993. Il personaggio Letizia è stato ideato pensando all'esimia attrice Rossella Falk.

 UNA DONNA

(Una notte di Luglio)
Scena prima.
                     Un elegante salotto con poltrone e divani modernissimi, bei quadri d'autore, altri mobili di "buon gusto", televisore ecc.  l'ambiente in cui due amiche, sognano (e agiscono) sedute una di fronte all'altra: Letizia (la protagonista) e la sua amica Rosy, della quale ha la massima fiducia. Le due amiche, intelligenti e coraggiose, indignate per l'intrigo tra alcuni organi istituzionali e individui malavitosi, con una buona dose di incoscienza, pazzescamente, decidono di dedicare le loro giovani vite alla ricerca del famoso burattinaio che tira le fila della nota organizzazione malavitosa internazionale.
Si apre il sipario.
Letizia: L'anno 1992 è stato un vero disastro politico economico, conseguenza della cattiva gestione degli anni precedenti. Il governo ha varato delle leggi socio-economiche che il parlamento ha approvato. Si cerca in tutti i modi di sanare il debito pubblico, con delle tasse e altri provvedimenti... e si sprecano parole e finte leggi per l'equità fiscale. Ma nulla fa supporre che questo obiettivo possa essere raggiunto…neanche in minima parte. Il dato positivo del 1992 è che lo stato ha reagito, con successo, all'offensiva criminale che ha ucciso due dei massimi magistrati impegnati contro i dirigenti della malavita organizzata. Ma soprattutto il 1992 sarà ricordato come l'anno delle tangenti.
Rosy: Hai letto i giornali? Ora anche i segretari politici dei partiti sono inquisiti…non ci manca che questo tassello al complicato e degradante mosaico socio-politico. Credo che ora sia giunto il momento di decidersi a fare qualche cosa di concreto.
Letizia: Hai ragione …ora bisogna fare il punto: domandiamoci, prima di tutto, se siamo disposti o no a rischiare la vita per il fine che ci stiamo proponendo o se vogliamo lasciare le cose come stanno. Questo è il vero problema…agire o non agire? E se agire, in che modo razionale bisogna farlo?
Rosy: Penso che sia il caso di agire soltanto in due: Io e te e basta. È il massimo della precauzione che possiamo prendere, non coinvolgere nessun altro…in modo tale che possiamo sospettare soltanto di noi stesse, l'una dell'altra, se qualche cosa dovesse andare male.
Letizia: Giusto. Dobbiamo agire da sole. Dobbiamo addossarci ogni responsabilità della nostra incoscienza. Credo sia opportuno indagare sulle attività di lucro, sia dei politici che dei banchieri chiacchierati e delle loro amicizie, già conosciute, con gli esponenti della malavita organizzata e cosa fanno ora, i vari servizi segreti.
Rosy: Lo dici con una semplicità come se ti proponessi di andare al Biffi a prendere un tè.
Letizia: Infatti non è un gioco: bisogna prima  imparare a difendersi fisicamente, poi imparare a conoscere i movimenti bancari, fare accertamenti sul rapporto del numero di banche esistenti in certe città, o piccoli centri urbani, il reddito pro capite della popolazione…e soprattutto frequentare bische, locali notturni, discoteche e qualsiasi altri ambienti in cui si possa trarre informazioni. Senza chiedere mai niente a nessuno. A nessuno capisci?
 Rosy: Perché senza chiedere mai a nessuno?
Letizia: Perché chiedendo un'informazione equivarrebbe a lasciare una traccia di proposito. Non chiederemo niente a nessuno... sarà il metodo giusto per avere successo…noi da ora in poi saremo senza parole…mute. Ascoltare senza mai trascrivere o registrare nulla. Nulla capisci? Soltanto così avremo maggiori probabilità di raggiungere l'obiettivo. Il nostro motto deve essere: VEDERE E TACERE PER AGIRE.
Rosy: Ok. Ma se ci succedesse qualche cosa, come faranno a saperlo i nostri genitori?       1            
Letizia: Ho già scritto su un documento il seguente testo: "stiamo indagando su Cosa Nostra. Il notaio Angelo Lucro è in possesso di una busta sigillata con questo testo e una chiave per una cassetta di sicurezza di una banca svizzera, un altro notaio identificato col n. 24071938 e un funzionario della banca IRAK-COMPLEMENT hanno una seconda chiave necessaria per aprire la suddetta cassetta. L'apertura di tale cassetta potrà avvenire soltanto in caso di comprovato decesso delle sottoscritte. Firma anche tu…se sei d'accordo.
Rosy: Sei un genio…naturalmente, noi abbiamo tutte le chiavi?
Letizia: Certo che sì …per depositare ogni eventuale documento segreto o qualche indizio utile al nostro scopo.
                                                                                                                                                                
(Firmano il testo con orgoglio e soddisfazione).

Rosy: Allora diamoci da fare: bisogna frequentare una palestra per imparare a difenderci.
Letizia: frequentare un corso speciale per capire bene le tecniche bancarie per i trasferimenti di capitali sia in patria sia all'estero.
Rosy: Censire le banche in tutte le zone a rischio e rapportarle al numero di abitanti e al loro reddito.
Letizia: Frequentare bische.
Rosy: Locali notturni.
Letizia: Discoteche.
Rosy: Sale da ballo
Letizia: Conferenze stampa.
Rosy: Raduni politici.
Letizia: Bisogna abbonarsi alla rassegna stampa:
Rosy: Ascoltare i telegiornali.
Letizia: E soprattutto seguire quando è possibile, le operazioni di polizia.
Rosy: E fare attenzione alle attività della commissione antimafia.
Letizia: Parola d'ordine: vedere e tacere…
Rosy: Vedere e tacere par agire.
SCENA SECONDA
 La scena ha per sfondo il lato di una via di un paese meridionale, con case basse, massimo due piani, e con qualche gradino davanti agli usci dei portoni. Due giovani, vestiti con magliette e pantaloni sgualciti, passeggiano discutendo appassionatamente degli eventi sociali e politici e, naturalmente, di delinquenza organizzata.
 Merlo: Ma lo vuoi capire che io e te non possiamo cambiare il mondo?…siamo due poveri fessi che s'illudono di poter cambiare le nostre centenarie tradizioni con annessi usi e costumi della nostra terra. Ma come possiamo farlo proprio noi che sappiamo appena leggere e scrivere: come puoi pensare che io e te… considerati ,quasi, gli "scemi del villaggio" possiamo mutare il corso degli eventi straordinari di questi giorni? …come puoi pensarlo...è assurdo. Tu sei pazzo e stai facendo impazzire anche me che ti sto a sentire.
Zanzara: Ma scusa tanto…come fai a sentirti un Uomo se lasci che la tua terra… la terra in cui sei nato resti in balìa di criminali organizzati che confusi con la mafia, la politica e alcune istituzioni tengono in scacco tutto lo Stato?
Merlo: Povero illuso…ma tu non leggi i giornali? Non senti la radio? Non guardi i telegiornali? Le cronache di tutti i giorni ci fanno sapere che il crimine organizzato ormai non si ferma su niente…uccide chiunque e comunque, per qualsiasi cosa…Anche bambini, oltre a magistrati, poliziotti e politici. La spirale di violenza è ormai incontenibile. La corruzione ed il malcostume tra politici, imprenditori e malavitosi ormai non è più una novità: non possiamo, noi, fermare tutto questo…tienilo bene a mente. Che hai in quella testaccia piena di crusca…?
 Zanzara: Io non dico che dobbiamo cambiare il mondo, né cambiare tutte le cose che non vanno…né fare gli eroi…ti dico soltanto di fare la nostra parte…e, quello che è più importante, di convincere gli altri a fare la loro. È un problema culturale. Per tutti. Soprattutto per i giovani. I giovani dovrebbero essere coloro che più degli altri sentono il DOVERE MORALE E CIVICO di ribellarsi alla situazione di schiavitù e di malcostume delinquenziale nella nostra terra: Bisogna trovare una via d'uscita tutti insieme in modo civile. A norma di legge.
Merlo: E già, tu credi di fare dei bei discorsi a quelli che minacciano intere famiglie col mitra puntato, facendo vedere la morte da vicino. Ma ti rendi conto che scemenze dici? Uno a d uno siamo tutti onesti, ma quando ti si offre moltissimo denaro in cambio di "qualche piccolo favore", o in alternativa la morte, c'è poco da scegliere…te la fai sotto dalla paura e basta.
 Zanzara: Io non ho paura: sono solo, senza genitori, senza fratelli e sorelle né parenti di altro tipo…ho solo te e basta… (Zanzara si fa triste e pensieroso e poi continua) sì sono solo, "quella non conta…non sa niente di me…di un poveraccio come me!… che ne sa quanto l'amo…mica glielo posso dire, non so dov'è. E poi un morto di fame come me non può amare. Non può dire a
Lei quanto è bella. Se penso a Lei perdo la ragione e non mi spiego perché sono nato e perché debbo sentirmi morire d'amore per Lei tutte le volte che la sua immagine m'appare…
(Con uno scatto d'ira si gira verso l'amico urlando) sono solo capisci? Sono solo…solo povero e fesso…fesso…si fessoooooooooo…fessooooo.
 Merlo: Ma che ti prende? Stavamo parlando di mafia…di delinquenza…e…tu vorresti cambiare le cose di " Cosa nostra"; ma va là torniamo indietro, andiamo a casa. Ci facciamo un bel pisolino e nel pomeriggio c'incontriamo davanti alla Batìa (badìa), ci sediamo sui soliti gradini e vediamo passeggiare le ragazze come di consueto…                  
 Zanzara: Te l'ho detto: io ho una sola donna dentro la testa e nel cuore, le altre non mi interessano, In ogni caso ci vediamo nel pomeriggio dopo la solita dormitina. Penso che verso le quattro mi sarò svegliato.
 Merlo: (sfottendo l'amico) Mangia poco a pranzo poco e bene…così sognerai la "turista"…sei proprio tutto scemo, come fai ad illuderti di incontrare ancora una ragazza fermatasi un'oretta, di passaggio per visitare il Castello, senza sapere chi è, da dove è venuta e soprattutto dov'è andata con quella splendida BMW. Tu sei pazzo…ma ti rendi conto che diversità…che differenza c'è tra te e Lei? Lei elegantissima in compagnia con altre figlie di papà e tu con i blue Jeans rattoppati: non per moda ma per necessità. Senza lavoro, con la terza media superiore e un monolocale per i poveri assegnatoti dal Comune…Che bella coppia!…Facendo i conti non potresti farle nemmeno l'autista.
 Zanzara: (ricambiando l'ironia) Bravo…ora si che posso mangiare e dormire tranquillo…dopo questo bel discorso incoraggiante come aperitivo… (fattosi tristissimo continua) come se io non lo sapessi quello che sono. Tutte le volte che mi guardo nello specchio me lo dico: fesso, anzi minchione…cosa sei nato a fare? Per leggere e scrivere poesie? Ma non dire minchiate… (stupidate) falla finita…oppure fai qualche cosa di utile per te e per la società in cui vivi.
Merlo: Farla finita significherebbe essere vigliacchi e fessi…e, quello che conta, non risolveresti nulla, faresti la figura dell'ominicchio che si tira indietro. Si è forse ucciso Leopardi il tuo prediletto? Forse ci ha provato…ma non lo ha fatto. Era più infelice di te e di me messi    
 insieme…perché era un genio cosciente della propria condizione fisica e dell'incapacità dell'Uomo 
di cambiare le cose. Ma lo sai che sei presuntuoso ed egoista? Credi che in questo mondo sei il solo a soffrire? Perché non soffro anche io come te? Eppure sopporto te e non mi lamento, non dico niente: Anch'io quando vedo Maria, la figlia del macellaio "vado in brodo"…e allora? Sogno e basta. (molto arrabbiato) Ma va affanc…testa di cavolo; basta, con te ho chiuso. (aumentando sempre di più il tono della voce) Basta, basta, bastaaaaaa (girandosi verso il pubblico) solo lui soffre…'sto scemo.
Zanzara: E va bene…andiamo a mangiare…calmati, per oggi l'aperitivo lo abbiamo preso…(con amara ironia) le tue parole incoraggianti certamente mi hanno fatto venire più appetito. Anzi molta fame.
 Merlo: Lo sai come li chiamano i minchioni come te al Nord?…dalle parti della tua Beatrice? Caro Dante? (alzando la voce) Pistola li chiamano…Pistola…con una scelta più sofisticata anche Pirla…
li chiamano… Siamo delle trottole che girano a vuoto. Sai perché ti chiamano Zanzara? Perché scocci continuamente con le tue punzecchiature. Perché "rompi". Perché rompi e basta:
 Zanzara: (con molta amarezza e dispiaciuto) E tu il merlo del paese perché fischietti dei motivetti continuamente, senza concludere niente: né di buono né di cattivo.
 Merlo: Siamo due disgraziati Totò…Ciao.
 Zanzara: Hai ragione Carmè'. Hai ragione…però agire bisogna. Agire. Arrivederci.
(Si chiude il sipario).
 TERZA SCENA
 Letizia e Rosy dopo il periodo di preparazione e di addestramento, con preoccupazione e ansia si recano nel paese siciliano, proprio dove, qualche anno prima, avevano visitato il famoso Castello manfredonico, tornando d'Agrigento,(dopo aver visitato i templi) e dirette a Palermo.
La scena rappresenta la facciata del convento della Batìa con un portone austero e due gradini di pietra lavorata. Vi stanno seduti Totò Zanzara e Carmelo il Merlo i quali chiacchierano delle solite cose. La scena rappresenta una delle vie più trafficate del paese, quindi è utile che vi  appaia qualche negozio e degli acquirenti.
 Merlo: Hai visto quella BMW che è appena passata…ammazza che femmine che c'erano dentro…saranno palermitane…avranno qualche parente o amici in paese.
 Zanzara: Può darsi che siano giornaliste…
 Merlo: Cosa vuoi che facciano i giornalisti qui da noi. Credi che siano venuti ad intervistare i conigli di Testacotta? (Zona di campagna dove proliferano i conigli selvatici).
Zanzara: No. Se sono giornaliste possono avere due interessi solamente: o gli scavi archeologici o c'è odore di Mafia.
 Merlo: Cioè?
 Zanzara: Saranno venute per scrivere qualche articolo su qualche personaggio chiacchierato…
oppure hanno fiutato qualche cosa di losco. Magari stanno per esserci degli arresti eccellenti: o qui da noi o nei dintorni.
Merlo: Ma come corri con la fantasia…sta' calmo e con i piedi per terra. Per adesso sappiamo solamente che è appena passata un'auto con due beddi (belle) femmine dentro. Punto e basta.
(Mimando con le mani le forme femminili) Due bellissime femmine.                                             
Zanzara: Sssssss…sta zitto e guarda laggiù; in fondo alla strada…mi, mi, mi, sembrano loro che vengono verso qua a piedi. ( Si alzano e guardano dietro le quinte, come se guardassero all'estremità della via).
Merlo: Sono loro.
Zanzara: Sì sono loro…
 ( Si risiedono sui gradini guardando avanti, facendo finta di niente). Entrano in scena, passeggiando, le due ragazze uscendo da dietro le quinte: dando l'impressione di arrivare dall'estremità della via.
 Zanzara: (dopo che le ragazze sono passate per la prima volta) Miazzica…(caspita) miazzica…
Carmè' quella è quella è…è quella dell'altra volta…quella che… quella che…
 Merlo: Sì. Quella per cui ti sei rimminchionito, quella che ti fa guardare le stelle…cosa credi che non me ne sia accorto? Totò "nun iè roba pi 'tia, (non è cosa per te), Totò svegliati. Te la meriti ma…
 Zanzara: Ma chi ti ha detto nulla, io non ci penso neanche…
 Merlo: Ma che cavolo dici?…a chi la vuoi dar da bere?
 zanzara: Sta zitto, stanno tornando indietro, forse passeggiano. Io me ne vado.
 Merlo: Come te ne vai, che vuol dire "me ne vado?"
 Zanzara: Vuol dire che me ne vado e basta! (non fa a tempo ad andarsene che passano le ragazze).
Rosy: A me il posto sembra proprio adatto…attendere il momento e zacchete…tentiamo il colpo.
 Letizia: Speriamo che funzioni il congegno elettronico se no siamo fregate.
 Rosy: Hai visto come ci guardano quei due?
 Letizia: si ho visto. È naturale, anche se il paese non è tanto piccolo riescono a distinguere le persone che non sono del luogo. E (ridendo) poi non siamo mica male come donne…No?
 Rosy: Camminiamo oltre… facciamo finta di niente…
 Letizia: Ho un'idea: Al ritorno facciamo le indifferenti e parlando forte facciamo capire di non sapere da che parte si trova il Castello…così lo indicheranno loro oppure glielo chiederemo noi.
Rosy: OK (tornando parlano più forte, camminando piano).
Letizia: Chissà dove è il Castello che ci hanno detto di visitare…mi piacerebbe proprio vederlo.
 Rosy: Be', da qualche parte sarà.   ( Notando che i due non si decidevano ad intervenire Letizia si rivolge a Merlo).
Letizia: Scusi, signore… ci può indicare la strada per il Castello?
Merlo: Certo, signorina. A piedi è lontano, più di un chilometro.
Letizia: No, noi vorremmo andare in auto…l'abbiamo parcheggiata là.                                       5
Merlo: Be', allora è diverso…è tutta un'altra cosa: ci si arriva in due minuti. Andate dritte di lì, poi girate a sinistra e subito dopo lo vedrete.
Rosy: Se volete potete accompagnarci.
Zanzara: io non vengo: non ho voglia di venire.                                                    
Merlo: Perché no?
 Zanzara: Vai tu…io ti aspetto qui, se torni presto…altrimenti ci vediamo domani.
Letizia: La prego, signore, venga pure lei. Non impiegheremo tanto , giusto una visitina, poi torneremo indietro e vi lasceremo ancora qua.
Merlo: Va bene andate a prendere l'auto, mentre io cercherò di convincere il mio amico a farvi compagnia pure lui.
( Letizia soppesando i due con lo sguardo dall'alto in basso, per capire se può fidarsi dei due; ci pensa un attimo, poi sorride ai giovanotti).
Letizia: Ok. Per me va bene. Io sono Letizia e lei è Rosy. Piacere.
Merlo: Io sono Carmelo e lui è Zanz…cioè lui è Totò.
Rosy: Ciao, noi andiamo a prendere l'auto.
Letizia: Arrivederci. ( Le ragazze escono dalla scena).
Zanzara : Carmè', qui c'è qualche cosa che non va: c'è qualche cosa sotto. Loro il Castello lo sanno benissimo dov'è. Tanto è vero che quella con i capelli lunghi c'è già stata. L'ho riconosciuta subito.
Merlo: Per forza la sogni ad occhi aperti giorno e notte da quando è venuta la prima volta…
Zanzara: Se lo dici ancora ti pianto un cazzotto nel muso…così impari a star zitto e farti i fatti tuoi. Che bel cicerone saresti col grugno pieno di sangue.
Merlo: Se non vieni, lo dirò a tutto il paese…così ti beffeggeranno tutti.
Zanzara: E va bene, ci verrò…voglio proprio vedere cosa c'è sotto.

(Cala il sipario)
SCENA QUARTA.

La scena rappresenta un ampio spazio tra gli spalti del Castello con mura alte merlate. A destra dello spiazzo si distingue un argano con comando elettronico. Un cavo d'acciaio pende, con relativo gancio, al di fuori delle mura del maniero. A scena aperta entrano Letizia e Rosy con abiti sportivi e Merlo con Zanzara in jeans e maglietta.
Rosy: Questa rocca forte è veramente bellissima…e nel Medio Evo doveva essere certamente inespugnabile.
 (Letizia prende il binocolo, che ha appeso al collo, si appoggia al muro di cinta, con le spalle verso il pubblico e guarda in basso il panorama).
 Letizia: Sì è vero… sono veramente belli sia il panorama sia il Castello. A quei tempi doveva essere veramente imprendibile, ma ora è uno straordinario punto di osservazione…(calcando la voce) vero Rosy?
 Rosy: sì…sì…certo. Considerando che è costruito su un'enorme roccia monolitica si può dire che è una fortezza unica .
 Letizia: Sono fortunati gli abitanti di questo paese e della Sicilia in genere. Qui è un ambiente bellissimo.
 Merlo: Hai sentito Totò? Fortunati…siamo fortunati e non lo sapevamo. Siamo talmente fortunati che abbiamo solamente questi stracci che portiamo addosso…e poco ci manca che non moriamo di fame. Hai capito Totò…siamo fortunati!…    (Zanzara per natura timido con le donne e intimorito per la presenza di Letizia, si vergogna per il suo stato di povertà e se ne sta in disparte, guardando appena può Letizia di sottecchi).
Letizia: Certo che siete fortunati…siete giovani; e questo e già un vantaggio: potreste darvi da fare costruendo il vostro avvenire: promuovendo attività culturali, istituendo cooperative, associandovi con altri, facendo artigianato ecc. ecc.
 Merlo: Signorina…ma lei da dove viene dalla luna o da Marte? Non mi dica che non sa come stanno le cose qui in Sicilia, in questo paese e nel resto d'Italia. (Zanzara molto offeso e risentito, non avendo voglia di discutere, con rabbia si rivolge all'amico).
 Zanzara: Andiamo Carmè'…queste ci sfottono…vogliono ridere di noi e fare le turiste come tutte le altre.Te lo avevo detto io che era meglio non venire. Queste, se sono giornaliste, scriveranno cose che noi non abbiamo dette e che non abbiamo voglia di lavorare.
Rosy: No, no. Si calmi signor Totò, si sta sbagliando di grosso…
Zanzara: Signor Totò a mia…ma va là …andiamo Carmè', andiamo.
Letizia: (rivolgendosi a Rosy) Be, debbo ammettere che ho sbagliato…ho detto le solite banalità che dicono tutti.
Merlo: Totò vuoi che si metta in ginocchio per chiederci scusa? E poi scusa di che? È logico che chi non conosce profondamente la nostra situazione abbia dei pregiudizi. E poi non sono tutti intellettuali e sognatori come te. Non tutti possono avere le tue vedute. Le nostre vedute. (punti di vista).
Rosy: Ok…Questo è parlare come si deve: si discute. Parlando ci si comprende.
Zanzara: Non è che io pretenda che gli altri la pensino come me, è che quando le cose non sono ben distinte l'una dall'altra mi danno fastidio.  E per chiarire meglio il mio pensiero dico che sono stufo dei giudizi sommari… Perciò dico che siamo venuti qui per far visitare loro il Castello e basta. Per quanto ci riguarda il nostro compito di ospiti lo abbiamo assolto. Detto questo, se loro vogliono rimanere…noi in paese andiamo a piedi. Questo è il punto.
 Merlo: Be se vuoi andiamo…io credevo…(guarda Letizia) che ti facesse piacere rimanere ancora un poco…(rivolgendosi alle due ragazze) scusateci devo parlare un poco con Totò.  (lo prende per un braccia e lo conduce da parte e…) Totò…ma chi minchia fai?…è più di due anni che la sogni giorno e notte, e ora che hai l'unica possibilità di starle vicino te ne vuoi andare? Tu si pazzu.
 Zanzara: "Sugnu pazzu ma 'na ma ìri". sono pazzo ma dobbiamo andarcene).
Merlo: Vi prego di scusarci, arrivederci e buon divertimento…
Zanzara: (emozionato e con voce amorevole si rivolge a Letizia) State attente girando il Castello perchè ci sono delle botole coperte di erbacce, potreste sprofondare in pozzi profondissimi. Il castello è da tempo preda della natura.
Letizia: ( Ricambiando lo sguardo dolcissimo che Totò le ha rivolto prima lo prende per mano, lo scruta bene negli occhi) Grazie…ma prima di andare dammi del tu…anzi diamoci tutti del tu: siamo giovani e questo e già sufficiente.
 Zanzara: Be…io…io…
Merlo: (prendendolo in giro) Be? Tu prima volevi andare via …e ora? Andiamo!
Rosy: Ragazzi è ora di parlare chiaro: Noi del Castello conosciamo ogni salone, ogni stanza e ogni anfratto…tutto…comprese le botole e i cunicoli, le stanze con le bifore e anche dove si riunisce la Commissione mafiosa di tutta la Sicilia con altri pezzi grossi che di tanto in tanto vengono dall'estero.
Zanzara e Merlo insieme: Eh…?
 Letizia: Sappiamo tutto anche di voi: Totò, a te in paese ti chiamano Zanzara per il modo brillante, coraggioso con cui esponi i difetti della vostra società, e soprattutto per il modo assillante con cui ne parli. Per questo ti hanno cucito addosso il soprannome del noioso insetto: per il modo con cui "pungi nel vivo"…se sei ancora vivo è perché non hai fatto nomi e cognomi alla polizia e non ti sei mai preoccupato di cose che mettessero a repentaglio gli interessi della mafia e della "tangentopoli" locale. Il tuo vero nome è Enneenne Salvatore. Cioè Totò il figlio di nessuno. Credimi non voglio ferirti…so quanto vali e ti stimo.
Rosy: (incalzante) Tu sei Carmelo Di Bella …detto il Merlo per l'abitudine di fischiare e di sederti sui muretti del paese…Anche tu come Totò hai salva la vita perché ti credono un fannullone, un sognatore innocuo: ora abbiamo chiarito tutto, o quasi.
Letizia: Ora, se volete, potete andare.
Zanzara: (Stupito) Ma allora anche voi fate parte di" Cosa nostra"? ci state minacciando! È un avvertimento!
Merlo: Certo che è così…ma non c'era di bisogno di farci venire sin qui, potevate dircelo in auto e poi lasciarci andare.
 Rosy: State calmi. È giunta l'ora della verità per voi…due donne del nord chiedono a due uomini del sud se vogliono fare qualche cosa per il loro paese, per la loro Sicilia e per la società italiana.
Zanzara e Merlo indignati: Con la Mafia mai! Meglio morire.
 Letizia: Noi combattiamo la Mafia. Mentre voi continuate a chiacchierare…senza far nulla: non potete come cicale cantare soltanto…bisogna agire. Agire.
 Zanzara: Noi siamo come formiche …lavoriamo sempre…cerchiamo con i nostri discorsi di far capire le sofferenze degli emigranti, delle famiglie degli emigranti, delle madri, delle figlie, delle mogli che rimangono in paese a piangere i loro cari aspettando qualche lira da loro, per campare con dignitosa povertà. Tutto questo per colpa di certi politicanti e di altra gente con pochi scrupoli.
Merlo: Noi siamo come formiche, qualche volta giriamo a vuoto, ma se tra gli studenti e tra i giovani del nostro paese e la gente comune c'è un risveglio, un cambio di rotta culturale, nel nostro piccolo, è anche merito nostro che fischiamo come merli e diamo fastidio come zanzare con un continuo, ostinato, fastidioso, odioso ronzio.
 Zanzara: Noi non siamo pappagalli…non ripetiamo le stesse cose che dicono gli altri…come fanno certi giornalisti che scrivono luoghi comuni utili ai "tangentari", alla malavita organizzata…senza accorgersene e qualche volta in mala fede.
Merlo: Certi importanti uomini politici e certi giornalisti del nord non hanno forse detto, qualche anno fa che il problema della Mafia era solo un problema siciliano?
  Zanzara: I fatti invece hanno dimostrato che è un problema nazionale ed internazionale. Punto e basta. E l'omertà? L'omertà non è solo un problema siciliano …anche al nord pagano il "pizzo" i commercianti. E le tangenti? Le tangenti non hanno distrutto la morale di certi capoluoghi del nord e di tutta Italia? La verità è che l'Uomo è mezzo Caino e mezzo Abele, ovunque esso sia, in qualsiasi parte della Terra, si è sempre dimostrato una belva feroce, capace di far male e bene alternativamente: variando la percentuale soggetto per soggetto.
Merlo: Sappiamo chi degli intellettuali del nord ha dato un contributo rilevante e chi no, per la nostra situazione politico-sociale…sia col cinema che col teatro o con saggi e altri mezzi. Ma sappiamo anche che alcuni finanzieri della carta stampata aizzano la popolazione del nord contro il sud.
Zanzara: Sono sempre questioni economiche. Moltissimi uomini politici sono stati cooptati nella sfera economica di gentaglia senza scrupoli…gente organizzata tanto bene da essere all'altezza di sfidare lo Stato.
Letizia: Totò è per questo che bisogna aiutare lo Stato: per farlo vincere. Noi, siamo lo Stato…
Tutti i cittadini siamo lo Stato…dal monte Bianco all'ultimo scoglio di Marsala.
Rosy: Per l'ultima volta ci volete aiutare o no?
Zanzara: Cosa dovremmo fare?
Letizia: Una cosa semplicissima…
Merlo: Cioè?
Rosy: Ora ve lo spiega Letizia.
Zanzara: Prima diteci i vostri nomi e mostrateci i vostri documenti.
Letizia: Va bene. ( Letizia tira fuori dalla borsetta una licenza per una agenzia investigativa intestata a BRAMBILLA LETIZIA nata ad Agrate. Quattro passaporti, uno intestato a Di Bella Carmelo, un altro intestato a Enneenne Salvatore e un altro a Rosina Tamburi e l'ultimo a Brambilla Letizia) Questi sono due passaporti per voi e due per noi: sono autentici e se occorre li useremo. Questa è la licenza della mia agenzia investigativa. Spero che questi documenti siano abbastanza interessanti per convincervi che non scherziamo.
Merlo: Ok. Ma cosa dobbiamo fare?
 Letizia: Aspetta un attimo. (Va contro il bastione, guarda col binocolo giù si rigira verso di loro) Sì è ancora là. Il piano è questo: in questo momento in una caverna sotto di noi , alla base del Castello c'è un incontro tra un capo Mafia siciliano e un super boss del nord: forse il capo dei capi. Sono    9 arrivati da poco, lasciando l'auto vicino ad una villa per non destare sospetti…lo spiazzo della villa corrisponde proprio sotto questo bastione. L'auto non è chiusa a chiave. L'autista è dentro la villa con una cameriera. Totò tu e Rosy dovete mettere questa latta di pomodoro dentro l'auto…per poi nascondervi tra i fichi d'India. Non appena entra il super capo, con il suo guardaspalle, io farò scoppiare la lattina piena di gas. Voi subito imbracate l'auto, al resto ci pensiamo noi. Poi rientrate immediatamente.               
I due arriveranno quassù addormentati come due angioletti dentro l'auto alzata dall'argano. Poi li legheremo come due salami e ne faremo quello che vogliamo. Rosy sa già che dentro la BMW c'è tutto l'occorrente.
Merlo: Il piano sembra semplice…ma io cosa debbo fare?
Letizia: tu ed io penseremo a tirare su l'auto con i due "galantuomini" dentro, li legheremo e li porteremo nella cella già preparata dopo aver coperto la loro auto. Nessuno penserà che un'auto possa "salire" fin quassù.
Rosy: Ok ragazzi?
Merlo e Zanzara insieme: Ci stiamo purché non si uccida nessuno: deve essere una cosa "pulita".
Letizia: A cose fatte chiameremo la polizia, i servizi segreti e la stampa e tutto quello che volete.
Merlo: Certamente.
Letizia rivolta a Rosy: Se Totò, pentito, pentito cerca di scappare sparagli con la balestra, l'operazione è più importante…di noi: non esitare. Poi fai da sola.
Zanzara: Non ci sarà bisogno, capo, tutto filerà liscio. (escono dalla scena Rosy e Totò).
Merlo a Letizia: Perché hai ferito l'orgoglio di Totò? Lui è un genio ed è un acerrimo nemico della malavita organizzata…non ci tradirebbe mai.
Letizia piangendo: Mi è costato parecchio dirlo, ma mi sembrava indeciso…distratto…
Merlo: Non era distratto… era soltanto emozionato per la tua presenza…
Letizia: (guardando per l'ennesima volta giù col binocolo) Eccoli…dammi il telecomando…preme un tasto. Poi eccitata dice: è fatta. Ora i nostri amici stanno imbracando l'auto. Tira su Carmelo …
tira su.
(Carmelo mette in moto l'argano girevole…e dopo qualche minuto l'auto è deposta sullo spiazzo del Castello con i due malviventi a bordo. Cala il sipario).           
SCENA QUINTA.

La scena rappresenta una prigione, vecchio stile, con uri di grosse pietre. Una rete fatta con grosse funi, grande quasi come tutta la parete, agganciata ai quattro angoli a dei grossi anelli di ferro, cala dall'alto tenendo il prigioniero appiattito con le spalle al muro.  La rete è ben tirata e appena gli permette di tenere i piedi per terra evitandogli di spostarsi con facilità. L'eleganza del prigioniero è in netto contrasto con l'ambiente…il quale fa pensare più al medio evo che al ventesimo secolo.
Il sipario si apre mentre il prigioniero tenta di liberarsi inutilmente. Poi, sfinito mormora tra sé: "non c'è niente da fare. È gente molto furba.
Entra Letizia. Con mimica di scherno e sorrisi ironici si muove per la scena…soppesandolo con lo sguardo…dall'alto in basso. Dopo un breve silenzio inizia a parlare .                                           
Letizia: Salve…e lei sarebbe un Uomo d'onore? Sarebbe il capo dei capi…colui che fa tremare tantissime persone che hanno o non hanno a che fare con lei? Sarebbe il moderno Attila in doppio petto…che invece di lasciare tracce con gli zoccoli dei cavalli lascia le "orme" con le pallottole dei mitra? O col rombo delle moto dei suoi sicari? Ma quanto è bravo!… Bravo. Proprio bravo…e scommetto che si crede pure intelligente. Il grande capo: Saverio Licata detto l'Angelo per la sua bellezza e per la sua galanteria. L'Angelo qua, l'Angelo là. L'Angelo controlla molte banche, L'Angelo controlla società segrete, promuove ministri, controlla deputati, ha i propri scagnozzi nei punti chiave delle commissioni che contano. L'Angelo ha aderenze che contano in tutti i partiti ecc. ecc. E quante ville che ha, quanti palazzi! Quanti soldi…e che cos'è tutto per lei? E forse l'amore? È forse il senso della famiglia? È forse il sorriso d'un bambino? (Cambiando tono di voce) Quanti uomini ha fatto uccidere?…Quante persone ha fatto sciogliere dentro le vasche con l'acido? Quante fondamenta e quanti pilastri contengono i cadaveri di uomini eliminati dalla sua "organizzazione"? e gli innocenti uccisi solamente perché il caso li ha messi sulla strada dei suoi killer, quanti sono? (Alzando la voce) questi misfatti sono frutti d'intelligenza o di pensieri usciti dalla testa bacata che tieni sul collo…la quale, clinicamente, si potrebbe definire folle?  Come tutti gli esseri di questo mondo lei, caro genio, è figlio di una femmina, ed è spiegabile che una donna abbia potuto generare un volgare anche se affascinante, assassino come lei…ciò fa parte dei misteri della natura. Chi l'ha generato è di là …prigioniera come lei…soffre sapendo che il proprio figlio sta per essere torturato: è normale per una madre. Ma non è normale che un figlio permetta che la propria madre sia "liquefatta dall'acido" come il figlio ha fatto sciogliere altre persone. Capisce? Teniamo sua madre di là… pronta a sparire nel nulla…come le sue tante vittime di "lupara bianca ". Sua madre, vittima innocente di una nostra "sommaria giustizia" trasversale. Come sospettavo lei è incapace di qualsiasi emozione o di qualsiasi affetto…neanche per il bene più caro.                                                                       
Angelo: E tu credi che io possa avere paura di gente moralista come te…delle tue minacce…delle minacce di una deficiente o di un gruppo di presuntuosi cretini? I miei uomini mi troveranno e la pagherete troppo cara questa bravata.
Voi? Nessuno di voi sarà capace di fare questo a mia madre…alla madre di Angelo. Il mio nome incute sempre rispetto…anche qui in questa prigione. Tra di voi c'è anche chi mi rispetterà perché lo farò ricco: oppure polvere.
Letizia: Quello che io credo è che fra breve il terrore dei malavitosi, e della gente per bene, sarà umiliato davanti alla propria madre, torturato: piangerà per la paura, perché noi la tortureremo con ogni mezzo moderno e medioevale.
Sappiamo benissimo che di sua madre non le importa niente, neanche di vederla bruciare viva con la benzina. La vostra vera mamma è l'organizzazione: per questo avete giurato solennemente di uccidere, quando occorre, anche la donna che vi ha partorito. Nulla vi trattiene nell'attuare i vostri crimini… che sono sempre frutto di agguati, di tradimenti e di losche trame. Vi credete veri uomini ma non lo siete per niente perché agite sempre contro ogni regola sociale, truffando continuamente. Ammazzare come macellai è la vostra regola.Uccidere un magistrato incorruttibile, un imprenditore che non paga il pizzo non è un atto di forza, né un atto d'intelligenza: è semplicemente un atto di vigliaccheria e di impotenza. La sua , caro genio non è autorevolezza, ma la prova che lei ha un mediocre cervello, pari a quello dei suoi "gorilla" degni deficienti compari.
Angelo: e tu piccola scema ti permetti di giudicare un uomo come me, capo di una potente organizzazione con migliaia di uomini ai propri ordini?
Letizia: Non di uomini lei è il capo, ma di molluschi che al posto della spina dorsale hanno le cartucciere per mitra …
E al posto del cervello oppio di pessimo genere. Come si possono chiamare Uomini coloro che uccidono e che spacciano droghe di qualsiasi tipo pur di far danaro: non per vivere come si deve socialmente…ma per il gusto di dominare con la violenza a qualsiasi costo.                                        
Angelo: Anche voi vi state comportando come noi…mi avete sequestrato, avete preso anche mia madre e ci volete uccidere…esattamente come facciamo noi…cioè come la nostra organizzazione: mia madre non c'entra. Lei è inn…
Letizia: Innocente ed estranea. Lo sappiamo. Sappiamo anche quanto ha dovuto soffrire in silenzio…intuendo, certamente in minima parte, quello che lei e la sua organizzazione siete capaci di fare.
Angelo: E il vostro comportamento?
 Letizia: Il nostro comportamento non ha nulla a che fare con le vostre regole di reati e di morte. Dal nostro dialogo sto costatando quello che io con i miei amici sospettavamo…cioè lei (con tanta ironia) il capo dei capi non è tanto intelligente, quanto certa stampa, a lei vicina, propina all'opinione pubblica.
 Angelo: Ma cosa stai farneticando, piccola idiota? Credi davvero di poter riuscire a distruggere me e con me il mio mito? La mia organizzazione?
 Letizia (come se stesse parlando da sola:) Credo proprio di sì, ne sono convinta, come lo sono i miei amici, che il "genio di Cosa nostra " non è poi così furbo se ancora non ha capito che questo non è un gioco da ragazzi né uno scherzo da preti. Non ha capito che un gioco di intelligenza impari, visto che il soggetto con cui sto parlando non è all'altezza di seguire il filo logico delle cose che gli stanno attorno, quello che gli sta accadendo e le condizioni in cui si trova… Deve essere proprio stupido…Un "mammasantissima" stupido? Bo! Non sa che noi non scherziamo…poi (Letizia ) va verso la porta lentamente, dicendo ad alta voce: fate entrare il Serpe…
(Entra un uomo saltellando con i piedi dentro un sacco che ha legato ai fianchi. Ha le mani legati e un cappio al collo).
Angelo, (rivolto al nuovo arrivato:) Ma come ti sei fatto incaprettare… Serpe?
Serpe: Tale e quale come tu ti sei fatto irretire, capo: ci hanno fregati.
Letizia (ironicamente:) Vi auguro buon riposo angioletti…(poi esce dalla scena).
 (I due prigionieri si commiserano guardandosi con stupore e sgomento in volto).
Cala il sipario.
 SCENA SESTA
(Quella notte di luglio)

Si alza il sipario. La scena ha per sfondo un meraviglioso cielo stellato a tutto campo. Il cielo è blu intenso. Le stelle sono lucentissime. Seduto sul muro merlato del Castello vi è Zanzara con le spalle verso il pubblico intento a contemplare la meraviglie naturali del paesaggio siciliano… dopo qualche istante si alza in piedi sul muro pericolosamente, allarga le braccia muovendole come ali di una possente aquila che vola nello spazio. Per quattro volte, aumentando di volta in volta il tono
della voce urla:
(Zanzara) Ora vi raggiungo stelle…voglio la vostra compagnia… Poi (rivolgendosi con lo sguardo ancora più in alto) implora a gran voce: Dio perché mi lasci solo?…voglio morire? …prendimi Tu, o lasciami prendere dalla follia o da un coma profondo da svegliarmi soltanto alla fine dei miei giorni.(Poi sconsolato, girandosi verso il pubblico) Forse sono già pazzo…o sto per diventarlo…12              (Scende e dopo aver passeggiato più volte, avanti e indietro, va verso il muro e vi si appoggia continuando a contemplare il cielo).
(Entra Letizia. Si avvicina lentamente a Zanzara fermandosi a due o tre passi e con voce dolce e lieve chiede:)
" Neanche tu riesci a dormire? Quanto è bello qui…quanto è meraviglioso!…qui ci si dimentica della cattiveria degli uomini e di quello che stiamo facendo noi, pur ritenendolo necessario, in questo momento. Sembra assurdo. Sembra tutto irreale. Chi siamo noi per giudicare l'Angelo e il Serpe e tutta la loro organizzazione?… Quale diritto abbiamo? Eppure dobbiamo portare a termine questa storia al più presto e pensare per la nostra vita continuando anche a fare il nostro dovere in mezzo alla società civile.
(Zanzara si gira e va verso Letizia, si ferma vicino a lei la guarda negli occhi, poi osserva il suo vestito elegante, considera osservandola la sua bellezza, si prende la testa tra le mani e senza dir nulla va verso le quinte per uscire).
(Letizia si riprende dallo stupore e, prima che egli scompaia, corre verso di lui e lo prende delicatamente per le spalle, con garbo e con decisione)
Letizia: Fermati Totò…non andare; stai qui con me! Guardami negli occhi come hai appena fatto e dimmi perché mi sfuggi continuamente… e il motivo per cui mi hai scrutato così intensamente!
Zanzara: Mi lasci stare signorina…mi lasci stare…Per quando riguarda il sequestro di quei porci ho fatto la mia parte…presto finirà tutto. Poi io rimarrò ancora il fesso che sono sempre stato, se mi lasceranno ancora vivo, quelli non perdonano …ma a me non importa di morire…non voglio più vivere.
 Letizia: E dai con "signorina"… con i discorsi di morte. Per l'ennesima volta ti dico di darmi del tu e di chiamarmi Letizia. Non cambiare discorso. Perché mi sfuggi? Guardami…dimmi quello che vorresti dirmi, e quello che hai in cuore non tenerlo per te, chiuso ermeticamente in te come in una cassaforte. Non senti la magia di questa bellissima notte? Non ti senti fremere il sangue nelle vene dandoti dei brividi d'amore? Non ti senti pulsare il cuore fortemente come se stesse per scoppiare? Stasera mi sento sola…particolarmente sola, capisci Totò? Sola! Non pensare alla morte e a tutte le orrendi cose che l'Uomo (insieme Caino e Abele) è capace di fare…l'ansia e la voglia d'affetto mi sta divorando l'anima. Anche io ho diritto a vivere…non dobbiamo avere soltanto dei doveri ma anche i nostri momenti magici; come è magica questa natura che risveglia i sensi e ci rende umili creature… Guarda quanto è bella questa notte Totò…guarda…rilassati, anche io, come te, ho un cuore che pulsa…che desidera una carezza più di ogni altra cosa al mondo.
Zanzara: A mia dici sti cosi?(a me dici queste cose?) io non sono nessuno…come può farsi gioco di me…sono un essere insignificante che nessuno cerca e nessuno vuole. Io solo con il Merlo parlo perché mi è amico e mi vuole bene…lui solo mi capisce.
Letizia: Lo so…ma al mondo non c'è soltanto il tuo amico, ci sono anche gli altri…ci sono le ragazze…(pur sapendo che non ne ha, chiede). Non hai una ragazza che ti vuole bene? Tu sei bello dentro e fuori Totò…
Zanzara: Bene a mìa? (bene a me?) all'ultimo uomo del paese? Ma che dice signorina? Ma lo sa che sono considerato un vagabondo? Un cane randagio? Io minni vaiu signorì: (me ne vado signorina) non voglio essere preso in giro! Bello io… mi ha visto bene? …
Letizia con dolcezza: Ma che dici Totò?
Zanzara: Lei sta iucannu cuamu la gatta cu lu surci solo per il gusto di divertirsi. (Lei sta giocando come la gatta, sazia, col topo solo per il gusto di divertirsi).
 Letizia lo guarda in faccia, lo prende per le spalle costringendolo a guardarla e gli grida piangendo il suo sentimento: Totò…lo vuoi capire che ti voglio bene? Scemo…ti-vo-glio-be-ne…
Zanzara: Minchia…com'è possibile…                                                                                                                     
Letizia: È possibile Totò…è possibile…come te lo devo dire…ti voglio bene e basta! Ti amo per quello che sei.
Zanzara: Nessuno in paese mi chiama Totò. Solo al municipio ci sta scritto Enneenne Salvatore, che in dialetto vuol dire Turiddu u figliu di nuddu…cioè il figlio di nessuno.
 Letizia: Per me è importante vederti e sentirti. Non so cosa mi sta succedendo…so che mi invade una dolce malinconia. Quando sono sola ti penso e desidero tanto accarezzarti quei capelli arruffati, ricci e neri…che ti trovi sulla testaccia cocciuta che hai…incapace di intuire i sentimenti che ho per te…Sei bello e rude…tradizionalmente rassegnato…incapace di rischiare il tuo orgoglio…hai paura di esternare i tuoi sentimenti…per timore di essere respinto…così rischi di perdermi Totò…
Zanzara: Ma che stai dicendo? Smettila: potrei veramente illudermi…e non è corretto da parte tua scherzare con me…un cafone di campagna, grezzo e goffo.
Letizia: Non dire così…non dire così…tu non sei quello che dici di essere, sei un vero Uomo con dei valori che si possono leggere negli occhi. Così belli e candidi…teneri come quelli di un innocente cerbiatto…ornati dalle folte sopracciglia che mi fanno impazzire. Tutto mi piace di te. Tutto.
Zanzara: Letizia… io sto sognando…ma in questo sogno odo parole della tua viva voce che mille altre volte nel sonno ho creduto di sentire, e non soltanto nelle lunghe notti d'inverno, o durante il pisolino negli afosi pomeriggi estivi…ma sempre, sin dalla prima volta che sei venuta a visitare il Castello. Come potevo, io, pensare di rivederti ancora proprio qui? Come potevo cercarti senza sapere il tuo nome? Né quale fosse la tua città? E poi…con quali mezzi finanziari, se a stento riesco a campare miseramente? Non sono un vigliacco!…Ti avrei cercato se avessi avuto i soldi per farlo.
Letizia: Taci caro, non parlare…dammi la mano e vieni accanto a me.
Zanzara prende la mano di Letizia con timore…l'accompagna lentamente vicino al muro merlato del maniero e insieme guardano il firmamento in silenzio, dando le spalle al pubblico. Dopo qualche attimo intenso e romantico, pieno di sguardi e carezze, guarda negli occhi Letizia e con voce emozionata le sussurra:

Ora so che questo zefiro che sfiora i tuoi capelli, e tutta questa natura che ci circonda, forse domani svanirà…come un dolcissimo sogno…il blu del cielo non ci sarà più. Le stelle testimonieranno, come questa notte, ancora la stessa bellezza e l'armonia delle tue parole…ormai so che mi ami e che mi sarai sempre vicino
Letizia delicatamente accarezza le guance di Totò e "posa" un lungo bacio sulle sue labbra, mentre le luci di scena disegnano l'alba che illuminerà il loro futuro.
Cala il sipario.
SCENA SETTIMA.
Anche questa è come la quinta scena: stesso ambiente, stessa situazione, Angelo è ancora tra il muro e la rete con nel volto segni di stanchezza. Ha gli occhi gonfi come chi non riposa e non mangia da parecchie ore ed è sfinito per la fame. Il Serpe altrettanto stanco (legato ancora come prima e con i piedi dentro il sacco) ora si trova accovacciato in un angolo. A scena aperta, dopo  14
qualche secondo entra Letizia, scruta ogni cosa nell'ambiente muovendosi lentamente e, poi, con noncuranza, ironicamente, si rivolge ai due prigionieri;
Letizia: Buon giorno…vedo che avete una buona cera. Certamente avete dormito bene. Sembrate proprio di ottimo umore. Non riesco a capire perché i vostri amici si preoccupano tanto di voi…E' da cinque giorni che vi stanno cercando (che carini) con ogni mezzo, brancolando nel buio pesto. La vostra organizzazione ha un'ottima reputazione per quanto concerne lo snidare le persone, quando deve vendicarsi, ma non riesce a trovare voi…chissà perché poi. Siete i maestri della "lupara bianca ": ora vi daremo l'opportunità di provare le stesse emozioni delle persone che avete fatto sparire. Siete bravi a prendere in giro i più solerti difensori dello Stato e della società civile…pare che questa volta, però, non siete in una posizione comoda.
 Serpe: Capo mi sa tanto che "quelli" non ci cercano e approfittano della situazione per prendere il nostro posto e estraniarci dagli affari.
Angelo: Stai zitto scemo, loro non sanno che siamo prigionieri.
Letizia: Non è esatto, esimio signore… non è esatto! Tutti i giornali si stanno occupando di voi…Anche i telegiornali dicono che siete "scomparsi"…Anzi, qualcuno ha insinuato che NON siete vittime della lupara bianca ma di qualche regolamento di conti. Pensate un po' che ingiustizia nei vostri confronti…verso di voi, cosi bravi, tali infamie? Due bravi ragazzi come voi! Non meritate tanto!                                                                                                              
Serpe: Capo, questa ci prende per il…
Angelo: Zitto scemo.
Serpe. Ma capo…
Letizia: Per estraniarvi dagli affari? Come fate a pensare queste cose brutte nei confronti dei vostri degni amici? Su via…signori…non perdete la calma, non è usuale per voi un comportamento del genere. Pensare male del prossimo non è degni di due galantuomini come voi.
Angelo: Scommetto che ad informare le agenzie di stampa sei stata tu, brutta vipera maledetta…così l'interpool , e tutte le polizie del mondo sono costretti a darci la caccia…e ficcare il naso nei nostri affari: solo perché i mezzi di informazione hanno mobilitato l'opinione pubblica.
Serpe: Esatto capo …esatto…
Angelo: Non preoccuparti! Prima della polizia ci troveranno i nostri amici e ci libereranno e a questa cagna maledetta le metteremo un collare e la legheremo nel canile assieme a Buk.
Serpe: Esatto capo…esatto…
Letizia: Ma come! Un genio come lei crede ancora a Babbo Natale? E alle calze della Befana? E' convinto davvero che i suoi degni compari, che hanno giurato come lei, di uccidere la propria madre per qualche lira, si lascino scappare una occasione come questa per prendere il vostro posto?
Serpe: Capo, questa non è una donna comune:…è un demonio!…è un diavolo davvero, capo. Falla nostra socia.
Angelo: non mi lascio fregare da una scema…
Serpe: Chiamala scema: e se fosse proprio lei a voler prendere il tuo posto? A organizzare tutto
servendosi di Stecchino che osa contrariarti da molto tempo? E' come mai quel segugio di Ulisse non ci ha ancora ritrovati? Questo non ti preoccupa?                      
L'abile discorso di Letizia ha insinuato il dubbio nella mente dei due malviventi. Sta facendo l'effetto desiderato. La paura di essere traditi o di essere abbandonati comincia a farsi predominante nei loro pensieri).
Angelo: Preferisco che prima ci trovi Ulisse; è più fidato. È sempre stato a noi più vicino e ci ha reso sempre buoni servigi.
Serpe: Se ci trova Stecchino con i suoi uomini, in queste condizioni, siamo fregati. Tu rimarrai appeso a quella rete come un ragno e un bel colpo di pistola in fronte e io farò la stessa fine di tutti quelli che abbiamo "incaprettato" noi.
Questa donna sta rendendo giustizia a tutte le donne che tu hai maltrattato, capo. Questa si che è una donna; non quelle con cui sei andato a letto regalandole qualche spicciolo.
Letizia: La vostra fine ormai è segnata: farete la fine del conte Ugolino con relativi figli e nipoti.
Serpe: Ma di che parla la Vipera, capo?…che dice?
Angelo: Scemo da quanto tempo non mangi?
Serpe: Oh! Mamma mia…Mammuzza mia che fine!…
Angelo: Portaci da mangiare Vipera!
Letizia: Esimio galantuomo…non si ordina…si chiede se si merita quello che si chiede. In ogni modo con cortesia. Io non sono un rettile: non striscio come lei e il suo Serpe. Ora basta! Il gioco è finito. Ora parliamo di cose serie; parliamo della Morte: Mangiano forse i morti? (incalzando) Bevono i morti? Parlano i morti? E per quale miracolo dovreste mangiare, bere e parlare voi? Cosa avete fatto voi per meritare un tal prodigio?
Meriterebbero tale prodigio, per giudicarvi, tutti quelli che avete ucciso voi e i vostri sicari. Voi non siete in grado di capire quanto dolore avete causato con le vostre azioni. Piacesse a Dio, con un miracolo, farvi guardare, anche se per un attimo, da tutti gli occhi che avete spento. Forse dall'immensa luce mesta rimarrebbe un microscopico spiraglio di pentimento nelle vostre sporche anime. Dovete soffrire moltissimo prima del vostro "lieto evento" quale sarà per voi l'imminente morte. 
Serpe: Capo questa fa sul serio.
Letizia: La Speranza è l'ultima a morire: perciò morirete prima voi che la vostra speranza. Vigliacchi!…
(entrano in scena Rosy, Zanzara, e Merlo tutti e tre armati di balestra con la freccia innescata…pronti a colpire)
Rosy: io miro al ragno dietro la rete…
Zanzara e Merlo: Noi ci divertiremo a stuzzicare il Serpe, prima di ucciderlo, mentre saltella…
Rosy, Merlo, Letizia e  Zanzara si rivolgono al pubblico:
No. E' la legge che deve giudicarli, noi li abbiamo già consegnati civilmente a gli organi di Stato! Moralmente condannati. E voi?
Cala il sipario.
                                                        FINE                                                     

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VERSO LAMPEDUSA

V E R S O L A M P E D U S A

Calogero Di Giuseppe

Donare se stessi ... è questo che dovrebbero fare tutti i Poeti.

Soprattutto amare tutto e tutti. Non bisogna essere per forza santi... ma essere coerenti con la sensibilità della “espressione dell’anima”, chiamata Poesia.

Non si può essere poeti e infischiarsene del prossimo.

Migliaia di disperati scappano verso il mare per la Libertà e la trovano nei fondali del mare...

o prima ancora nell’arsura dei deserti.

Questo mi suggerisce la poesia della sensibile amica

Luisa Colnaghi.
..............
Arrivati alla spiaggia
lacerati nel corpo
con l'animo vuoto
sono sfuggiti alla tempesta
la lingua straniera
tradita nel ricordo
… fame, freddo
del tempo coloniale
scaldati al fuoco di Dio
dividiamo il nostro pane
Sanfrancesco ha donato
veste e mantello
ha parlato al lupo
.....
27 maggio 2011Luisa Colnaghi

L'ITALIA S'E' DESTA



L’ITALIA SE DESTA





DAL 13 Giugno scorso il “Tricolore” della nostra Bandiera è più pulito. Splende di più. Si è liberato dal grigiore in cui l’avevano infangato alcuni cittadini italiani. I veri italiani non sono un popolo di ladri o puttanieri. È naturale che in una nazione vi siano delle minoranze di farabutti e degli avanzi di galera che, spesso, sopprimono i bisogni dei cittadini esemplari.



ORA L’ITALIA S’È DESTA ...



lo dimostrano gli ultimi tre eventi elettorali democratici. Finalmente l’Italia ha riscattato il proprio onore con un Nuovissimo Risorgimento Italiano". La spazzatura è ancora al potere: diamoci da fare con una scopa nuova.



Vigiliamo e non fidiamoci di nessuno.



Calogero





AUTORI OSPITI

Pioltello, Via George Bizet, Musicista

I GRANDI UOMINI

......................

PEPPINO IMPASTATO

Giuseppe Impastato è uno dei grandi eroi sacrificatosi per la dignità della Sicilia e per riscattare la dignità di ogni uomo degno di tale nome. Ha lottato contro la mafia di cui “il padre ne era componente”. La verde città di Pioltello gli ha dedicato uno dei suoi grandi giardini pubblici per bambini, in via George Bizet proprio davanti ai plessi delle scuole elementari e medie. Nel cippo che lo ricorda si può leggere una delle sue poesie sottoscritta.

Lunga è la notte

e senza tempo.

Il cielo gonfio di pioggia

non consente agli occhi

di vedere le stelle.

Non sarà il gelido vento

a riportare la luce

né il canto del gallo,

né il pianto di un bimbo.

Troppo lunga è la notte

senza tempo

infinita.

..................................................................

Ai prepotenti d’Italia, “Poetica Onestà” ricorda che sono ad un passo dalla morte: fisica e morale.

Neanche i vermi potranno sopportare la loro anima puzzolente.

Calogero