26 aprile 2012

TRILUSSA DA POETA A SENATORE



I GRANDI POETI DIALETTALI

I GRANDI  POETI DIALETTALI  ITALIANI
T  R  I  L  U  S  S  A
“LA DISCUSSIONE” si propone di ricordare alcuni Poeti dialettali per
Valorizzare la loro poesia e i dialetti delle singole regioni. Non ci prolunghiamo ad esaminare le loro opere perché sono di facile consultazione. Vogliamo soltanto consigliare ai lettori di studiarli.
Trilussa è l’anagramma di Carlo Alberto Salustri. Il grandissimo Poeta è nato a Roma il 26 Ottobre 1871 ed è morto a Roma il 21 Dicembre 1950. Per i suoi meriti letterari è stato nominato senatore a vita proprio 20 giorni prima di morire: cioè l’1 Dicembre 1950. Personalmente leggo I SONETTI, LE STORIE, GIOEVE E LE BESTIE, una vecchia edizione della Mondadori del 1964. Da questa data spesso l’ho letto e lo rileggo da 52 anni. L’ironia bonaria, i temi trattati e la grande umanità che descrive con i suoi personaggi nelle favole e nel quotidiano di allora lo rendono grande non solo come Poeta ma anche come sociologo e filosofo.
..... *.....
Ecco alcune brevi note:
Dopo un'infanzia poverissima (a tre anni era rimasto orfano del padre), compì studi irregolari ed esordì giovanissimo (1887), con poesiole romanesche, sul Rugantino di Luigi Zanazzo. Più tardi scrisse anche per il Don Chisciotte, il Capitan Fracassa, Il Messaggero e Il Travaso delle idee. Di carattere manierato, provinciale e madrigalesco è il primo volume di versi, Le Stelle de Roma (1889) che si attirò gli strali di Filippo Chiappini, vecchio amico di famiglia e poeta romanesco di un certo valore; poi la sua vena, prevalentemente satirica, andò via via affinandosi, trovando la misura più congeniale nel bozzetto di costume e nella favola moraleggiante di ascendenza esopiana: Quaranta sonetti (1895), Favole romanesche (1900), Caffè concerto (1901), Er serrajo (1903), Ommini e bestie (1908), Le storie (1913), Lupi e agnelli (1919), Le cose (1922), La gente (1927) e molte altre, tra le quali la famosa La vispa Teresa del 1917 continuazione ironica della celeberrima La farfalletta del milanese Luigi Sailer. Per saperne di più basta cercarlo in internet.
Calogero Di Giuseppe

La politica

Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso!

Famo l'ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.
Trilussa

Er Somaro e el Leone

Un Somaro diceva: - Anticamente,
quanno nun c'era la democrazzia,
la classe nostra nun valeva gnente.
Mi' nonno, infatti, per avé raggione
se coprì co' la pelle d'un Leone
e fu trattato rispettosamente.

- So' cambiati li tempi, amico caro:
- fece el Leone - ormai la pelle mia
nun serve più nemmeno da riparo.
Oggi, purtroppo, ho perso l'infruenza,
e ogni tanto so' io che pe' prudenza
me copro co' la pelle de somaro!
Trilussa

20 aprile 2012

P I U' B E L L A D I C O S ì ...

L'IMPORTNZA DEI NONNI

LA FORTUNA di ESSERE NONNI
(PER I FIGLI E I NIPOTI)
Care amiche e care amici...
Chi mi conosce sa che amo l’Amicizia, la Poesia e le Arti. Amo anche l’essere umano con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Amo anche dire quel che penso in modo ironico e qualche volta in modo polemico. Sempre col dovuto rispetto per il cosiddetto Prossimo. Negli anni 60, 70, 80, una canzone cantata da D. Modugno aveva per titolo: IL NONNETTO DOVE LO METTO? L’ironica canzone si proponeva di redarguire l'indifferenza della gioventù di allora. Ora che i deficienti delle due Camere del Parlamento italiano, frequentato da ladri di tutte le categorie, ci ha affamati... i NONNI TORNANO di MODA per elargire i propri risparmi e le proprie forze. Grazie a questi inutili partiti politici L’ITALIA È FINALMENTE UNITA: dal Sud mafioso a Roma ladrona alla Lega super corrotta che neanche l’acqua limpida delle foci del Po possono ripulire. Bisogna farsi coraggio e andare avanti non da pecore ma da leoni. Andate a trovare i nonni ovunque si trovino per amarli.
Vi propongo un regalo di una lettrice di “LA DISCUSSIONE”: una bella foto di una bellissima nonna.
Fatemi sapere se vi piace. Ciao Calogero

11 aprile 2012

COMPAGNO, LEGHISTA O FURFANTELLO?

LEGA ANCHE TU? DISSE CESARE(1... Trote anche voi disse BOSSI ai figli


1) Bruto... anche Tu disse Giulio Cesare a suo figlio Bruto
“VIVA” LA PADANIA SUPERIORE.
(Lettera Aperta da un siciliano).

Illustrissimo Senatore... Come va?
Carissimo Umberto...
sento il bisogno di fare le condoglianze ai creduloni ed elettori della Lega Nord, ovvero il movimento dei Ladri Egregi, Grandi Affari. Ti ricordi quando ti volevi allegare alla Serbia?
Caro Umberto... tempi duri per i Vampiri. Mi sento autorizzato a darti del tu perché do del tu a Gesù, quando gli parlo, e a tutti i santi, e non mi risulta che tu sei Il Più. Quando hai fondato la Lega Nord mi sono preoccupato per la mia “mafiosità” di siciliano, ho pensato: e se questo Bossi Boss supera Riina e Provenzano? Poi ho saputo che Berlusconi, tuo compagno delle cene del Lunedì, era controllato da un suo pari grado: uno stalliere siciliano, e mi sono convinto che Cosa Loro aveva preso le proprie cauzioni. Che bella copia che avete fatto! Durissimo Umberto... da sempre il Nord ha represso il Sud.
Molti giornali del Nord sono stati spesso razzisti... C’erano una volta due “gentiluomini”, di nome Calvi e Sindona, (truffatori come il tuo amico Berlusconi insuperabile come costruttore tanto quanto inefficiente come Capo di Governo) Il primo era del Nord perciò i giornali lo definivano “il Banchiere”, il secondo perché siciliano “il mafioso”.  Cosa sei Tu? Riconosco che tu non hai le “qualità” neanche come portatore di “pizzini” (bigliettini). Tu sei come il napoletano Masaniello: ha spodestato per insuperbirsi e regnare male per poi essere detronizzato. Il parlamento Padano? Non c’è... ma se ci fosse, con le stesse persone, sarebbe un “covo di ladri” ovvero dei mafiosetti nascosti, perché vigliacchi.
Con tanto disprezzo...
“LA DISCUSSIONE” www.tuttokalosghero.blogspot.com
Calogero Di Giuseppe... nulla tenente

2 aprile 2012

IGNAZIO BUTTITTA

I GRANDI POETI DEL "DIALETTO" ITALIANI

I GRANDI DEL “DIALETTO”
La redazione di “LA DISCUSSIONE” e quella di “CALCIO ALLA POESIA”
propongono ai lettori almeno un poeta dialettale per ogni regione italiana.
Chiunque può segnalare alle redazioni il Poeta preferito.
.....*.....
IGNAZIO BUTTITTA
(Il più grande poeta siciliano)

Il grandissimo Poeta è stato tra i più importanti poeti “dialettali” che hanno scelto di esprimersi in siciliano, Buttitta è il più conosciuto, sia in Sicilia che nel resto d'Italia. Popolarissimo mentre era vivo anche all’estero, specialmente nei Paesi dell’Unione Sovietica. La sua Opera traduce in versi un secolo di storia sociale, politica, intellettuale della Sicilia, esplicitamente impegnandosi e radicandosi nelle cause e nelle conseguenze del disagio economico delle classi subalterne. Buttitta ha vissuto in prima linea: le lotte contadine, le due guerre, l’antifascismo, la lotta contro la mafia e la classe politica post-bellica. Egli concepisce la letteratura come visione che si fa ragione, coscienza dell’ascoltatore e del lettore; quindi, per agire nella realtà.
Ignazio Buttitta, nato a Bagheria [Palermo] il 19 settembre 1899 (morto a Bagheria il 5 aprile 1997) è stato un interessante scrittore di poesie in dialetto siciliano (area palermitana). Autodidatta, ha fatto diversi mestieri: garzone di macellaio, salumiere, grossista di alimentari, rappresentante di commercio.
Il 15 ottobre 1922, alla vigilia della "marcia su Roma" fascista, capeggiò nel suo paese una sommossa popolare. Nello stesso 1922 fondò il circolo di cultura popolare "Filippo Turati". Fino al 1928 fu condirettore del mensile palermitano di letteratura dialettale «La Trazzera», soppresso dal fascismo. Nel 1943 Bagheria fu bombardata e Buttitta, per allontanare la famiglia dai pericoli della guerra, si trasferì a Codogno (Milano). Pensò di tornare da solo in Sicilia, ma lo sbarco anglo-americano gli impedì di attraversare lo stretto di Messina. Durante la permanenza in Lombardia partecipò alla lotta clandestina; fu arrestato due volte dai fascisti. Alla fine della guerra tornò in Sicilia, ma trovò i suoi magazzini di generi alimentari saccheggiati. Per vivere (aveva già 4 figli) fu costretto a tornare in Lombardia e a fare il rappresentante di commercio. Nel 1960 poté tornare a Bagheria, la sua casa di Aspra, di fronte al mare di Palermo, fu luogo d'incontro per poeti provenienti da tutte le parti del mondo. Buttitta cominciò a pubblicare prima della guerra: Sentimentale (Sintimintali, 1923) con prefazione di G. Pipitone Federico, e il poemetto Marabedda (1928). Dopo è un periodo di silenzio ufficiale, anche se le sue poesie continuarono a circolare clandestinamente sotto il fascismo. Buttitta ha frequentato i più grandi intellettuali della sua epoca.  La sua prima poesia antifascista fu pubblicata nel 1944, nel secondo numero di «Rinascita» In  lui vi è stato un vigoroso impegno umano e sociale, risolto a volte in toni troppo magniloquenti. Un tipo di retorica che si è accentuata nelle raccolte posteriori agli anni '60: Il pane si chiama pane (Lu pani si chiama pani, 1954) che ebbe la traduzione in versi di Salvatore Quasimodo e le illustrazioni di Renato Guttuso, La pelle nuova (La peddi nova, 1963) con prefazione di Carlo Levi, La paglia bruciata (1968) con prefazione di Roberto Roversi e nota di Cesare Zavattini, che rimangono le sue cose migliori. Sono seguite: Io faccio il poeta (1972) con prefazione di Leonardo Sciascia e che ebbe il premio "Viareggio", Le pietre nere (1983). Una rielaborazione di un'opera teatrale di autore anonimo è Il cortile degli Aragonesi (1974).
Per saperne di più cerca su Wikipedia e su google

I GRANDI POETI DEL DIALETTO IN ITALIA

I GRANDI DEL “DIALETTO”
La redazione di “LA DISCUSSIONE” e quella di “CALCIO ALLA POESIA”
propongono ai lettori almeno un poeta dialettale per ogni regione italiana.
Chiunque può segnalare alle redazioni il Poeta preferito.
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IGNAZIO BUTTITTA
(Il più grande poeta siciliano)

Il grandissimo Poeta è stato tra i più importanti poeti “dialettali” che hanno scelto di esprimersi in siciliano, Buttitta è il più conosciuto, sia in Sicilia che nel resto d'Italia. Popolarissimo mentre era vivo anche all’estero, specialmente nei Paesi dell’Unione Sovietica. La sua Opera traduce in versi un secolo di storia sociale, politica, intellettuale della Sicilia, esplicitamente impegnandosi e radicandosi nelle cause e nelle conseguenze del disagio economico delle classi subalterne. Buttitta ha vissuto in prima linea: le lotte contadine, le due guerre, l’antifascismo, la lotta contro la mafia e la classe politica post-bellica. Egli concepisce la letteratura come visione che si fa ragione, coscienza dell’ascoltatore e del lettore; quindi, per agire nella realtà.
Ignazio Buttitta, nato a Bagheria [Palermo] il 19 settembre 1899 (morto a Bagheria il 5 aprile 1997) è stato un interessante scrittore di poesie in dialetto siciliano (area palermitana). Autodidatta, ha fatto diversi mestieri: garzone di macellaio, salumiere, grossista di alimentari, rappresentante di commercio.
Il 15 ottobre 1922, alla vigilia della "marcia su Roma" fascista, capeggiò nel suo paese una sommossa popolare. Nello stesso 1922 fondò il circolo di cultura popolare "Filippo Turati". Fino al 1928 fu condirettore del mensile palermitano di letteratura dialettale «La Trazzera», soppresso dal fascismo. Nel 1943 Bagheria fu bombardata e Buttitta, per allontanare la famiglia dai pericoli della guerra, si trasferì a Codogno (Milano). Pensò di tornare da solo in Sicilia, ma lo sbarco anglo-americano gli impedì di attraversare lo stretto di Messina. Durante la permanenza in Lombardia partecipò alla lotta clandestina; fu arrestato due volte dai fascisti. Alla fine della guerra tornò in Sicilia, ma trovò i suoi magazzini di generi alimentari saccheggiati. Per vivere (aveva già 4 figli) fu costretto a tornare in Lombardia e a fare il rappresentante di commercio. Nel 1960 poté tornare a Bagheria, la sua casa di Aspra, di fronte al mare di Palermo, fu luogo d'incontro per poeti provenienti da tutte le parti del mondo. Buttitta cominciò a pubblicare prima della guerra: Sentimentale (Sintimintali, 1923) con prefazione di G. Pipitone Federico, e il poemetto Marabedda (1928). Dopo è un periodo di silenzio ufficiale, anche se le sue poesie continuarono a circolare clandestinamente sotto il fascismo. Buttitta ha frequentato i più grandi intellettuali della sua epoca.  La sua prima poesia antifascista fu pubblicata nel 1944, nel secondo numero di «Rinascita» In  lui vi è stato un vigoroso impegno umano e sociale, risolto a volte in toni troppo magniloquenti. Un tipo di retorica che si è accentuata nelle raccolte posteriori agli anni '60: Il pane si chiama pane (Lu pani si chiama pani, 1954) che ebbe la traduzione in versi di Salvatore Quasimodo e le illustrazioni di Renato Guttuso, La pelle nuova (La peddi nova, 1963) con prefazione di Carlo Levi, La paglia bruciata (1968) con prefazione di Roberto Roversi e nota di Cesare Zavattini, che rimangono le sue cose migliori. Sono seguite: Io faccio il poeta (1972) con prefazione di Leonardo Sciascia e che ebbe il premio "Viareggio", Le pietre nere (1983). Una rielaborazione di un'opera teatrale di autore anonimo è Il cortile degli Aragonesi (1974).
Per saperne di più cerca su Wikipedia e su google

VERSO LAMPEDUSA

V E R S O L A M P E D U S A

Calogero Di Giuseppe

Donare se stessi ... è questo che dovrebbero fare tutti i Poeti.

Soprattutto amare tutto e tutti. Non bisogna essere per forza santi... ma essere coerenti con la sensibilità della “espressione dell’anima”, chiamata Poesia.

Non si può essere poeti e infischiarsene del prossimo.

Migliaia di disperati scappano verso il mare per la Libertà e la trovano nei fondali del mare...

o prima ancora nell’arsura dei deserti.

Questo mi suggerisce la poesia della sensibile amica

Luisa Colnaghi.
..............
Arrivati alla spiaggia
lacerati nel corpo
con l'animo vuoto
sono sfuggiti alla tempesta
la lingua straniera
tradita nel ricordo
… fame, freddo
del tempo coloniale
scaldati al fuoco di Dio
dividiamo il nostro pane
Sanfrancesco ha donato
veste e mantello
ha parlato al lupo
.....
27 maggio 2011Luisa Colnaghi

L'ITALIA S'E' DESTA



L’ITALIA SE DESTA





DAL 13 Giugno scorso il “Tricolore” della nostra Bandiera è più pulito. Splende di più. Si è liberato dal grigiore in cui l’avevano infangato alcuni cittadini italiani. I veri italiani non sono un popolo di ladri o puttanieri. È naturale che in una nazione vi siano delle minoranze di farabutti e degli avanzi di galera che, spesso, sopprimono i bisogni dei cittadini esemplari.



ORA L’ITALIA S’È DESTA ...



lo dimostrano gli ultimi tre eventi elettorali democratici. Finalmente l’Italia ha riscattato il proprio onore con un Nuovissimo Risorgimento Italiano". La spazzatura è ancora al potere: diamoci da fare con una scopa nuova.



Vigiliamo e non fidiamoci di nessuno.



Calogero





AUTORI OSPITI

Pioltello, Via George Bizet, Musicista

I GRANDI UOMINI

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PEPPINO IMPASTATO

Giuseppe Impastato è uno dei grandi eroi sacrificatosi per la dignità della Sicilia e per riscattare la dignità di ogni uomo degno di tale nome. Ha lottato contro la mafia di cui “il padre ne era componente”. La verde città di Pioltello gli ha dedicato uno dei suoi grandi giardini pubblici per bambini, in via George Bizet proprio davanti ai plessi delle scuole elementari e medie. Nel cippo che lo ricorda si può leggere una delle sue poesie sottoscritta.

Lunga è la notte

e senza tempo.

Il cielo gonfio di pioggia

non consente agli occhi

di vedere le stelle.

Non sarà il gelido vento

a riportare la luce

né il canto del gallo,

né il pianto di un bimbo.

Troppo lunga è la notte

senza tempo

infinita.

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Ai prepotenti d’Italia, “Poetica Onestà” ricorda che sono ad un passo dalla morte: fisica e morale.

Neanche i vermi potranno sopportare la loro anima puzzolente.

Calogero